Oramai è sdoganato, non ci fa più caso nessuno, ma fanno più rumore gli annunci di risultati autopubblicati da parte dei colossi del tech in materia di IA, rispetto a qualsiasi altro annuncio seppur proveniente da riviste scientifiche che hanno applicato peer review.
Sta succedendo ancora una volta in questi giorni: Anthropic ha annunciato che Claude avrebbe scoperto autonomamente un nuovo sistema enzimatico associato a una serie di sequenze ripetute nel DNA, un pattern che ricorda quello di CRISPR, presentando il nuovo gruppo di ricerca e il laboratorio dedicato alle scienze della vita dell’azienda (con tanto di “Lavora con noi” in calce). Già ne parlano tutti, anche se non è chiaro se questa scoperta sarà davvero utile oppure no, come dichiarano gli stessi autori. Sicuramente i risultati sono intriganti, ma l’ articolo è autopubblicato, non ancora revisionato da una rivista o dalla comunità scientifica.
Nella primavera del 2026 l’azienda aveva annunciato di aver costituito un gruppo di ricerca per verificare se i modelli di IA generica potessero sistematizzare e accelerare questo tipo di scoperte. L’idea, spiegata dal CEO Dario Amodei in un articolo pubblicato sul suo blog personale (non un articolo scientifico, va precisato), è che l’accelerazione derivi da un nuovo metodo di ricerca biologica in cui gli agenti IA collaborano con gli esseri umani in ogni fase del processo.
Che cos’è CRISPR e perché interessa così tanto
Un passo indietro per inquadrare che cosa è CRISPR e perché un colosso come Anthropic ci si sta buttando a capofitto. CRISPR è l’acronimo di “Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats”, ovvero sequenze geniche che si ripetono a intervalli regolari. A CRISPR sono associati i geni Cas (“CRISPR associated”, da cui deriva “Crispr-Cas9”) che codificano enzimi capaci di tagliare il DNA. Il taglio non avviene in modo casuale, ma in un punto preciso grazie alla presenza di un RNA guida. Il sistema è stato scoperto originariamente nei batteri, dove agisce come arma di difesa contro i virus, un po’ come il sistema immunitario umano.
Oggi la ricerca nell’editing genomico spazia dalle malattie genetiche, in particolare quelle rare (come la distrofia muscolare di Duchenne, la beta-talassemia e la fibrosi cistica), ai tumori, passando per le malattie neurologiche (Alzheimer e Parkinson) fino alle malattie infettive (HIV). CRISPR è inoltre allo studio nel campo degli xenotrapianti, in particolare di organi suini, per la terapia di malattie umane.
La vera rivoluzione in questo campo è arrivata nel 2012 con la scoperta del sistema Crispr-Cas9, che ha messo in secondo piano i sistemi di editing genomico usati fino ad allora. Una rivoluzione che ha premiato le sue scopritrici, autrici del celebre studio pubblicato su Science nel 2012 – Emmanuelle Charpentier, direttrice del Max Planck Unit for the Science of Pathogens a Berlino, e Jennifer A. Doudna, professoressa all’University of California, Berkeley – con il Premio Nobel per la Chimica 2020 per lo “sviluppo di un metodo di editing genomico” basato su CRISPR.
Che cosa sa fare oggi Claude
Claude ha analizzato la vasta raccolta di sequenze di DNA associate a proteine di funzione ignota, partendo da un’analisi esplorativa di una specifica famiglia proteica e ha esaminato la letteratura pertinente per verificare la validità dei propri metodi. Ha cercato poi membri della famiglia o sequenze genomiche adiacenti che non rientrino in sistemi già descritti, redigendo per ogni candidato un breve rapporto leggibile dall’uomo, con una possibile funzione ed esplicitando le prove a sostegno.
Quando un candidato supera la selezione, viene testato in laboratorio: la proteina viene espressa in ceppi standard e caratterizzata dal punto di vista biochimico e strutturale, con il supporto di Claude nell’interpretazione dei dati. Il lavoro è svolto con Claude Science e Claude Code – gli stessi strumenti a disposizione di qualsiasi scienziato – talvolta con un sistema proprietario in grado di coordinare più sessioni di Claude in esecuzione parallela.
La maggior parte dei candidati viene scartata in questa fase: qui gli agenti di Claude hanno raccolto oltre 200.000 trascrittasi inverse (RT), selezionato 3.500 nuovi sistemi candidati e ristretto il campo ai 20 più promettenti, producendo per ciascuno un report leggibile dall’uomo – un’analisi che per uno scienziato esperto può richiedere da diverse settimane a diversi mesi di lavoro. Dopo 21 ore di ricerca condotta da circa 950 agenti, che hanno elaborato 210 milioni di token, uno degli agenti ha individuato un pattern ripetuto di sequenze di DNA situato accanto al gene di una RT dall’aspetto insolito. Analizzando la sequenza grezza, l’agente ha annotato: «[Il DNA accanto alla RT] è spettacolare: riesco a vedere a occhio nudo una sequenza di ripetizioni in tandem… si tratta di una sequenza di ripetizioni… simile a CRISPR?!». Ha quindi proceduto come farebbe uno scienziato umano di fronte a una potenziale scoperta: ha contato le sequenze ripetute e misurato la spaziatura, confrontato la configurazione con i sistemi RT noti e consultato la letteratura scientifica alla ricerca di segnalazioni precedenti, concludendo di aver individuato un nuovo sistema biologico.
Sebbene tale RT, presente in un “jumbo phage” (fago di grandi dimensioni), fosse in realtà già stata identificata in studi precedenti, Claude sembra essere – scrivono gli autori – il primo ad averne notato le caratteristiche distintive.
Il sistema, battezzato ART (“trascrittasi inverse associate ad array”), è presente principalmente nei batteriofagi ed è costituito da tre componenti: la RT, un gene partner adiacente e una lunga serie di sequenze di DNA ripetute ed equidistanti. La disposizione ricorda quella di un array CRISPR, che contiene una raccolta di sequenze di RNA grazie alle quali i sistemi CRISPR-Cas diventano strumenti biotecnologici programmabili. I primi esperimenti indicherebbero che anche l’array ART viene espresso come una serie di RNA brevi distinti, suggerendo che possa valere un meccanismo analogo.
Sarà davvero utile?
Il lavoro per comprendere la funzione primaria di ART è ancora in corso. Vale la pena ricordare, prima ancora di chiedersi se servirà davvero a qualcosa, che si tratta dell’annuncio di una tecnologia fatto da un’azienda privata con un evidente interesse a dimostrare le capacità del proprio prodotto, e non di una scoperta validata dalla comunità scientifica indipendente. I risultati sono stati pubblicati in un preprint, non ancora sottoposto a revisione paritaria. Solo la comunità scientifica, con il tempo, potrà dire se ART si rivelerà uno strumento utile quanto CRISPR o una scoperta di interesse solo accademico.
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