Donald Trump, sabato 19 settembre, ha deciso che alcuni giornalisti non potevano essere presenti all’interno della Casa Bianca e ha fatto confiscare i loro badge, accusandoli di essere ostili nei suoi confronti e di aver diffuso false notizie sul suo conto. Le testate interessate dal “ban” trumpiano sono CNN, Politico e MS NOW e hanno fatto ricorso per poter essere riammesse, invocando la libertà di espressione e trovando approvazione da un giudice che non ha apprezzato la decisione del Tycoon e ha ordinato che venisse riconcesso il permesso ai giornalisti, in attesa di una sentenza definitiva.
L’atteggiamento di Trump e della sua squadra nei confronti dei media, tanto quelli di “opposizione” quanto quelli considerati “amici” come il caso di Fox News, non è stato idilliaco sin dall’inizio e, anzi, ha assunto spesso toni violenti e denigratori, spesso prendendo di mira reporter donne. Secondo il Presidente alcune testate stanno remando contro il suo governo e la sua persona, a tal punto dall’aver denunciato per diffamazione sia BBC che New York Times.
Ma la storia ci mostra che i rapporti tra Casa Bianca e la stampa, specialmente quella più di “opposizione” ma anche quella solitamente vista come amica, non siano mai stati esenti da eventi negativi, in cui veniva in qualche modo limitato ai giornalisti di svolgere il proprio lavoro di informazione. La difficoltà sta nel capire come poter confrontare situazioni molto diverse tra di loro: un conto è ritirare il pass alla Casa Bianca, senza alcuna indicazione su quanto potrà essere ripreso e senza alcuna vera motivazione valida e un conto è impedire a una giornalista di seguire un matrimonio alla Casa Bianca, perché in uno precedente si era confusa alle damigelle d’onore per aggirare il “ban” dei media. Un possibile approccio consiste nel costruire un indice di gravità per ciascuna “lite” tra Presidente e stampa.
In questo caso, Info Data ha deciso di calcolare il peso attraverso una semplice somma di cinque variabili: Soggetto, Spazio, Durata, Strumento e Contenuti. Ma cosa rappresenta ciascun elemento?
● Soggetto: colui o colei che viene colpito dal divieto, dall’interruzione o da qualsiasi altra azione mirata a ledere le capacità di un organo giornalistico di coprire un determinato fenomeno e può assumere valori 0 (se la restrizione è generale e non mirata), 1 (per un singolo giornalista), 2 (per una testata) e 3 (per più testate insieme);
● Spazio: lo spazio da cui si è esclusi, può assumere valori 1 per un singolo evento o per i contatti con lo staff, 2 per il pool o gli spazi riservati come Studio Ovale e Air Force One, 3 per l’intero complesso (cioè la perdita dell’hard pass);
● Durata: vale 1 per un solo evento, 2 per una misura temporanea o con scadenza, 3 per una misura indefinita;
● Strumento: vale 1 per mezzi informali come direttive interne o inviti negati, 2 per un’esclusione formale, 3 per negazione, sospensione, revoca o confisca del pass;
● Contenuti: vale 1 se la motivazione dichiarata o documentata riguarda esplicitamente i contenuti o le scelte editoriali. Vale 0 se la motivazione ufficiale è sicurezza, logistica o condotta.
Il grafico precedente non fa altro che proiettare ciascun evento in base all’indice di gravità e alla sua dimensione temporale, cioè la data in cui questo è accaduto: il risultato è uno scatter plot in cui più un evento è in alto e più la sua gravità è elevata. Considerando questa scala, si nota come l’ultimo screzio tra Trump e le testate di CNN, Politico e MS NOW sia il più grave registrato negli ultimi 60 anni e che nella sua ultima amministrazione siano stati ben 6 gli eventi segnalati.
È importante evidenziare che la rappresentazione della gravità in questa analisi non segue alcun metodo scientifico o accademico, ma è bensì un semplice metodo per discernere una restrizione da un’altra, cercando di considerare più elementi nel contesto che ruotava attorno all’evento e favorire un confronto tra ciascuno di essi.
In questa lista è possibile consultare il dettaglio delle restrizioni (e relative fonti) che sono rientrate in quest’analisi, cercando il nome di ciascun Presidente per leggere i suoi “ban” o ordinando le righe in base a una colonna di vostra scelta. La tabella offre il contesto di ciascun evento e la possibilità di discernere in maniera più corretta e fruibile ciascuno di essi in base alla rispettiva descrizione.
Dallo studio emerge che i rapporti tra Casa Bianca e giornalisti siano stati spesso contraddistinti da tensioni culminate in restrizioni, divieti o ban, ma che, allo stesso tempo, l’entità delle limitazioni non abbia mai raggiunto i livelli di sabato 19 settembre, così come la frequenza dei vincoli imposti alla stampa non sia stata mai elevata come quella nei mesi più recenti dell’ultima amministrazione Trump.
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