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politica

Per gli americani il porno è più immorale della pena di morte

 

Gli Stati Uniti si confermano un paese moralmente contraddittorio: più della metà degli americani giudica immorale guardare pornografia, mentre solo un quinto considera sbagliata la pena di morte. È questo uno dei dati più sorprendenti emersi da una doppia rilevazione condotta dal Pew Research Center nella primavera del 2025 su un campione complessivo di oltre 12.500 adulti.
La ricerca ha esplorato le opinioni degli americani su 15 comportamenti oggetto di dibattito etico nella società contemporanea — escludendo deliberatamente sia quelli universalmente condannati (come l’omicidio) sia quelli universalmente accettati.


Il porno e l’adulterio battono la pena di morte

Un atto privato e legale viene percepito come più riprovevole di una sanzione statale definitiva e irreversibile. Il 52% degli intervistati ritiene immorale la visione di materiale pornografico, mentre solo il 20% dei repubblicani e il 48% dei democratici esprimono riserve morali sulla pena di morte — con una media complessiva che si ferma ben al di sotto della soglia del 50%.

Un mercato di massa

A dispetto del giudizio morale di oltre la metà degli americani, il consumo di pornografia negli Stati Uniti è un fenomeno di massa difficile da ignorare. Nell’ultimo anno, avrebbe guardato pornografia l’80% degli uomini e il 42% delle donne americane; circa il 27% dichiara di averlo fatto nell’ultimo mese, mentre l’11% afferma di farlo quotidianamente. L’industria pornografica statunitense ha generato 1,15 miliardi di dollari nel 2023 — esattamente quanto i proventi della NCAA, la lega universitaria sportiva più seguita d’America. Solo PornHub, uno dei principali siti del settore, ha registrato oltre 100 milioni di visite al giorno nel 2023 e 2,14 miliardi di accessi in un singolo mese: più della somma combinata di Netflix, TikTok, Pinterest e Instagram. Negli Stati Uniti è il quarto sito più visitato, superato soltanto da Google, Facebook e YouTube.

 



E in Italia?

Questa analisi di Pew Research non cita il nostro paese, ma proprio a fine marzo 2026 Censis ha pubblicato il rapporto Il piacere degli Italiani, dove emerge che il 76,6% degli uomini e il 41,5% delle donne guardano porno, e il 26% guarda video porno insieme al partner. Lo fa il 66,2% dei 18-34enni, il 56,6% dei 35-44enni e il 55,6% dei 45- 60enni. Il 38,9% ritiene che guardando i porno si imparano cose nuove migliorando la propria sessualità e a quanto pare a tutti piace imparare, indipendentemente dal titolo di studio: guarda abitualmente porno il 54,4% degli italiani con al più la licenza media, il 59,2% dei diplomati e il 60,8% dei laureati.

Uso del porno fra i pastori americani

È interessante notare che tre quarti degli intervistati si definiva affiliato alla religione cristiana, in grossa parte protestanti. Non sono stati intervistati membri della comunità musulmana.
Il fenomeno non risparmia nemmeno chi è chiamato a guidare spiritualmente le comunità cristiane. Secondo una ricerca di Barna Group condotta in partnership con Pure Desire Ministries su 414 pastori protestanti statunitensi, due su tre (67%) dichiarano di aver avuto a che fare con la pornografia in qualche momento della loro vita, e quasi uno su cinque (18%) afferma che si tratta di una dipendenza attuale (il concetto espresso usava la parola “struggle”). I pastori più giovani, sotto i 45 anni, sono i più esposti: il 26% ammette un consumo corrente, contro il 16% dei colleghi più anziani. Eppure, nella quasi totalità dei casi, le rispettive congregazioni non sanno nulla di questi comportamenti. Il paradosso si complica ulteriormente guardando ai fedeli: il 75% degli uomini cristiani e il 40% delle donne cristiane dichiara di consumare pornografia a qualche livello, e persino tra i cristiani praticanti la quota supera la metà (54%). Ciononostante, solo un terzo dei pastori (33%) riconosce che il consumo di porno rappresenta un problema serio nella propria comunità, e l’81% ammette che la propria chiesa non affronta adeguatamente il tema.

L’adulterio: tabù trasversale

C’è un solo comportamento su cui gli americani trovano un consenso quasi unanime: il tradimento coniugale. Nove americani su dieci — indipendentemente dall’orientamento politico o religioso — giudicano moralmente sbagliato avere una relazione extraconiugale. In tutto il resto, il paese è profondamente diviso.
Le differenze di genere sono meno marcate di quanto si potrebbe supporre. Gli uomini sono leggermente più propensi a giudicare immorali il divorzio (28% contro 19% delle donne), l’aborto (51% contro 44%) e l’omosessualità (43% contro 37%).

Aborto e omosessualità: la grande frattura

Il sondaggio conferma e quantifica con precisione il divario tra i due grandi blocchi politici americani. Sull’aborto, il 71% dei repubblicani e degli indipendenti di area repubblicana lo considera immorale, contro appena il 24% dei democratici e dei loro simpatizzanti — una distanza di 47 punti percentuali.
Analogamente sull’omosessualità: il 59% dei repubblicani la giudica moralmente sbagliata, rispetto al 20% dei democratici. Sul divorzio la forbice è più contenuta ma sempre significativa: 33% contro 13%.
I democratici, dal canto loro, mostrano sensibilità etiche diverse. Sono molto più inclini a considerare immorale la pena di morte (48% contro il 20% dei repubblicani), le punizioni corporali sui minori come le sculacciate (35% contro 12%) e persino l’essere estremamente ricchi (29% contro appena il 7%).

Il fattore generazionale

I giovani adulti tra i 18 e i 29 anni mostrano una sensibilità più acuta verso le disuguaglianze economiche: un terzo di loro (33%) giudica immorale essere estremamente ricchi, contro solo il 10% degli over 65. La stessa fascia d’età è più propensa a condannare le punizioni corporali sui figli (35%), ma al tempo stesso meno incline a giudicare negativamente l’omosessualità (30%) rispetto alle generazioni più anziane.
Chi sono i più conservatori?
Le divisioni più marcate emergono però lungo le linee religiose. Gli evangelici bianchi protestanti si distinguono come il gruppo più conservatore su quasi tutti i temi: l’80% giudica immorale la pornografia, il 72% condanna l’omosessualità. Tra gli ebrei e i non affiliati a nessuna confessione religiosa, la quota scende rispettivamente al 23% e al 28% per la pornografia, e al 13% per l’omosessualità tra i non religiosi.

Per approfondire. 

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