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politica

Come si misura la religione?

Articolo pubblicato a novembre 2020

 

Le restrizioni da parte dei governi in ragione del credo individuale sono più diffuse di quanto pensiamo, anche in Europa. A fare il punto è un rapporto pubblicato qualche giorno fa da Pew Research, l’ente di ricerca statunitense che da più di un decennio monitora la questione in 198 paesi del mondo. Il documento evidenzia che le cose sono andate peggiorando dal 2007 a oggi in termini di leggi, politiche e azioni restrittive e violente da parte dei governi, di privati, di organizzazioni, ai danni delle minoranze religiose.

I due indici

Il rapporto considera due indici con scala da 0 a 10:  l’Indice delle restrizioni governative (GRI) e l’Indice delle Ostilità Sociali (SHI), basati su una serie di domande poste al campione intervistato (vedi Allegato D per gli indicatori GRI e Allegato F  per gli indicatori SHI).

L’indice delle restrizioni governative (GRI) comprende 20 misure di restrizione, compresi gli sforzi del governo per bandire particolari fedi, proibire le libere conversioni, limitare la predicazione o garantire un trattamento preferenziale a uno o più gruppi religiosi.

L’indice delle ostilità sociali misura invece gli atti di ostilità religiosa da parte di privati, organizzazioni o gruppi nella società ai danni di altre persone o gruppi. Sono inclusi i conflitti armati o gli episodi di terrorismo legati alla religione, la violenza di massa o settaria, le molestie per l’abbigliamento con motivazioni religiose alla base o altre intimidazioni o abusi legati al credo della vittima. Lo SHI include 13 misure di ostilità sociali.

Si considera rischio “moderato” un punteggio GRI da 2,4 a 4,4 punti, “alto” da 4,5 a 6,5 punti e “molto alto” se si superano i 6,5 punti su 10. Si considera “alto” rischio un punteggio SHI superiore a 3,6 su 10.

Violenza governativa in crescita dal 2007 in tutto il mondo

Questi indici ci dicono che dal 2007 a oggi le restrizioni governative sono aumentate in tutto il mondo, mentre il numero di episodi di ostilità sociale sono rimasti stabili, ma con enormi differenze geografiche. Nel 2007 il punteggio mediano globale dell’indice delle restrizioni governative GRI era 1,8, mentre oggi si attesta a 2,9, anche se in alcune aree però si arriva a oltre 6 punti su 10; l’indice mediano SHI è invece di 2 su 10. Nel complesso nel 2018, il 27% dei paesi del mondo presentava livelli “alti” o “molto alti” di ostilità sociale, mentre il 28% dei paesi aveva livelli “elevati” o “molto elevati” di restrizioni governative.

Le aree più pericolose in questo senso sono l’Asia e il Medio Oriente. In termini di indice GRI, il Medio Oriente ha un livello di restrizioni governative pari ad addirittura 6,2 punti su 10, mentre i paesi asiatici di 4,4 punti su 10. Tutti i 20 paesi della regione Medio Oriente-Nord Africa presentano elevate restrizioni generali sulla religione, così come più della metà dei paesi dell’Asia-Pacifico (27 paesi, o il 54% della regione).

Il paese meno sicuro al mondo è la Cina (ma è in buona compagnia)

31 paesi asiatici su 50 nel 2018 hanno sperimentato la violenza (inclusa la detenzione preventiva) da parte dei governi in relazione al credo religioso e si riscontra una crescita d questi episodi. Il paese più ostile  – si legge – è la Cina, che ha continuato ad presentare il punteggio GRI più alto tra tutti i 198 paesi e territori presi in considerazione: 9,3  punti su 10. Il governo cinese limita la religione in vari modi, con divieti che riguardano interi gruppi religiosi (inclusi i i gruppi cristiani), come il divieto di compiere alcune pratiche religiose, incursioni nei luoghi di culto, e la detenzione e la tortura di “dissidenti”. Nel 2018, il governo ha continuato una campagna di detenzione contro uiguri, kazaki altri gruppi musulmani nella provincia dello Xinjiang, rinchiudendo almeno 800.000 persone (fonte: Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.) in strutture di detenzione.

In India le cose non vanno molto meglio, con leggi anti-conversione che hanno colpito le minoranze religiose. Un esempio: a dicembre, il partito Shiv Sena, che detiene seggi in parlamento, ha pubblicato un editoriale in cui chiedeva misure come la pianificazione familiare obbligatoria per i musulmani per limitare la crescita della popolazione.  In Birmania continua lo sfollamento su larga scala delle minoranze. Secondo quanto riporta Human Rights Watch, sarebbero più di 14.500 i musulmani Rohingya fuggiti nel vicino Bangladesh per sfuggire agli abusi e almeno 4.500 persone sarebbero rimaste bloccate in una zona di confine nota come “terra di nessuno”, subendo le molestie di funzionari birmani.

Nel frattempo, in Uzbekistan, si stima che almeno 1.500 prigionieri religiosi musulmani siano rimasti in prigione con l’accusa di estremismo religioso o di appartenenza a gruppi vietati. In Tagikistan, nel 2018 i testimoni di Geova hanno riferito che più di una dozzina di membri sono stati interrogati dalla polizia e sottoposti a pressioni affinché rinunciassero alla loro fede.

Anche l’Africa non si salva. Più di otto paesi su dieci nella regione subsahariana (40 su 48) hanno subito una qualche forma di molestia da parte del governo nei confronti di gruppi religiosi, e 14 paesi (il 29%) hanno riferito di governi che usano la violenza fisica contro le minoranze religiose. In Mozambico, ad esempio, il governo ha arrestato arbitrariamente uomini, donne e bambini musulmani in risposta a violenti attacchi contro civili e forze di sicurezza da parte di un gruppo di ribelli.

Nelle Americhe invece il livello mediano delle restrizioni governative nelle Americhe sembra essere rimasto stabile, registrando i livelli più bassi di restrizioni governative rispetto a tutte le altre regioni.

Anche in Europa cresce l’intolleranza

Ha problemi di ritorsioni per motivi religiosi, da parte di gruppi di qualsiasi tipo, anche un terzo dei paesi europei (16 paesi). L’Europa dal canto suo ha visto crescere la violenza governativa contro le minoranze religiose dal 2007, passando da un GRI di 1,7 a uno di 2,8, comprendendo episodi di confisca o  danneggiamento di proprietà, detenzioni, sfollamenti, abusi fisici o uccisioni contro gruppi religiosi. Il numero di paesi in cui sono stati registrati meno di 10 incidenti di questo tipo durante il anno è passato in un solo anno dal 2017 al 2018, da 10 a 15, mentre il numero di paesi in cui non sono stati segnalati incidenti di questo tipo è sceso da 31 a 28.

In Russia, ad esempio, il governo ha continuato a prendere di mira gruppi religiosi “non tradizionali”, compresi i Testimoni di Geova, che sono stati formalmente banditi nel 2017. Per tutto il 2018, i Testimoni di Geova in Russia hanno subito irruzioni nelle loro case, detenzioni, restrizioni di viaggio e indagini, e si stima che 90 milioni di dollari di proprietà della chiesa di Geova siano stati confiscati.