La nuova ondata di calore europea non è un’eccezione: è il nuovo calendario dell’estate
La nuova ondata di calore che sta risalendo sull’Europa non arriva nel vuoto. Arriva dopo settimane in cui il continente ha già sperimentato temperature da record, notti tropicali, incendi, stress sanitario e infrastrutture messe alla prova. Secondo l’Organizzazione mondiale della meteorologia, l’episodio di fine giugno ha battuto numerosi primati e ha avuto impatti su salute, ecosistemi, agricoltura, infrastrutture e produttività del lavoro. La Wmo ricorda anche il punto più importante: l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo.
La nuova fiammata, segnalata anche dall’Oms, si sta formando sull’Atlantico e potrebbe portare nei prossimi giorni temperature fino a 43 gradi in Portogallo e nel sud della Spagna. L’avvertimento non riguarda solo i picchi massimi, ma la durata dell’evento e la capacità dei sistemi sanitari di assorbire un’altra settimana di caldo estremo dopo quella appena passata. L’Oms ha riunito rappresentanti di 41 Paesi europei per fare il punto sulle misure di prevenzione, ricordando che meno della metà degli Stati membri dispone di piani nazionali caldo-salute.
Come è andata finora?
La precedente ondata, tra il 20 e il 28 giugno, è stata tra le più severe mai registrate in Europa. La Wmo riporta record in Germania, con 41,7 °C a Coschen il 28 giugno e 252 stazioni che hanno segnato il proprio massimo storico. In Francia il 24 giugno è stato registrato il giorno più caldo della serie nazionale, con una temperatura media di 30 °C e punte fino a 43,8 °C. In Spagna il 23 e 24 giugno sono stati i giorni di giugno più caldi mai osservati, mentre Bilbao ha raggiunto 42,7 °C. Anche Svizzera, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Regno Unito, Ungheria e Polonia hanno aggiornato record mensili o assoluti.
Copernicus ha mostrato con Sentinel-3 che il 23 giugno le temperature della superficie terrestre in Francia e nel nord della Spagna superavano in alcune aree i 50 °C. Non sono temperature dell’aria, ma del suolo: un dato diverso, utile però per capire quanto asfalto, tetti, campi e città accumulino energia durante un’ondata di calore. È lì che il caldo diventa infrastruttura, entra nei muri, resta di notte e trasforma le città in trappole termiche.
Il punto scientifico è questo: non conta solo il massimo del pomeriggio. Conta la notte. La Wmo insiste sulle temperature minime perché il corpo umano ha bisogno di raffreddarsi durante il sonno. Se la temperatura non scende sotto i 20 °C, le cosiddette notti tropicali impediscono il recupero fisiologico. Per anziani, bambini, lavoratori all’aperto, persone con malattie croniche o senza casa, il rischio cresce giorno dopo giorno.
La sequenza del 2026 era iniziata già a maggio. Copernicus ha documentato un’ondata precoce tra il 21 e il 30 maggio, con anomalie giornaliere superiori a 10 °C in Francia occidentale, Inghilterra e Galles. Francia, Portogallo, Irlanda e Regno Unito hanno registrato record di maggio; la temperatura percepita ha raggiunto 35-40 °C in molte aree dell’Europa occidentale. Il meccanismo era quello classico del “heat dome”: alta pressione persistente, aria calda intrappolata, cielo sereno, poco vento e trasporto di aria rovente dal Nord Africa.
La nuova ondata, quindi, non è un incidente isolato ma un episodio dentro una stagione già anomala. La fisica è semplice e brutale: in un clima più caldo, la base di partenza è più alta; quando arriva una configurazione meteorologica favorevole al caldo estremo, i record cadono più facilmente. Per questo la domanda non è più soltanto “quanto farà caldo?”, ma “quanto siamo pronti?”. Le ondate di calore sono il disastro naturale più silenzioso: non abbattono case come un’alluvione, ma entrano nei pronto soccorso, nei cantieri, nei treni, nelle scuole, nelle case senza aria condizionata. E misurano, meglio di molti indicatori, il grado di adattamento reale delle nostre città.
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