Sessanta milioni di stelle in una sola immagine. A dirla così sembra quasi un paradosso: come si fotografa qualcosa di così grande, denso e caotico come il cuore della Via Lattea? La risposta è un mix di hardware spaziale, calcolo e una quantità impressionante di dati.
Il risultato è l’ultima impresa dell’Agenzia dello spazio europeo (Esa – European Space Agency ) con Euclid, il telescopio nato per studiare l’universo oscuro ma che, nel frattempo, ci sta regalando alcune delle immagini più spettacolari della nostra galassia. L’istantanea del centro della Via Lattea mostra oltre 60 milioni di stelle. È la foto ad alta risoluzione più dettagliata mai realizzata del bulbo galattico in luce visibile.
La parte affascinante è capire come sia stata costruita. Non si tratta di uno scatto singolo. Euclid ha osservato il centro galattico per circa 26 ore complessive, puntando nove volte aree diverse di cielo. Ogni puntamento copriva una porzione enorme, più estesa della Luna piena vista dalla Terra. I dati raccolti sono stati poi assemblati in un mosaico digitale ad altissima definizione. Una gigantesca operazione di stitching cosmico, dove ogni pixel contiene informazione scientifica.
Qui entra in gioco anche ESASky, il portale scientifico dell’ESA che permette a ricercatori e appassionati di navigare questi archivi astronomici come se fossero una versione spaziale di Google Maps. Il sistema integra osservazioni provenienti da missioni spaziali, telescopi terrestri e persino dati multi-messaggero. In pratica: non guarda solo il cielo, lo rende interrogabile.
Ma la domanda vera è: a cosa serve una foto del genere?
Non solo a meravigliarci. Guardare il centro della Via Lattea è complicatissimo: è una regione affollata, luminosa e piena di polvere cosmica. Separare una stella dall’altra è come cercare di distinguere ogni singola finestra illuminata di una metropoli osservata dallo spazio.
Questa mappa servirà a studiare la struttura profonda della galassia, a capire meglio come si è formata e soprattutto a cercare pianeti extrasolari. Gli astronomi useranno la tecnica del microlensing gravitazionale: minuscole variazioni di luce che possono rivelare la presenza di pianeti invisibili. Euclid, insomma, non sta solo fotografando stelle. Sta costruendo una base dati che potrebbe aiutarci a trovare nuovi mondi.
E forse è questo il passaggio più interessante. Nell’era dell’intelligenza artificiale siamo abituati a pensare che il valore sia tutto nella potenza di calcolo. Ma nello spazio vale ancora una regola semplice: prima bisogna vedere. Poi capire. Euclid ci sta dando occhi nuovi per osservare la galassia in cui viviamo.
Per approfondire.
La foto più suggestiva di Artemis 2 spiegata bene
La Nasa ha pubblicato 12.000 foto della missione Artemis 2
Le dieci (più una) foto più belle della Luna (e della missione Artemis II)
Cinque sfondi per smartphone della Luna che non ti aspetti (grazie alla Nasa)
Il sito della Nasa che segue le missione Artemis II
La “luna insanguinata” del 7 settembre vista dallo Spazio
Come seguire con i dati la missione Artemis II. Solo per appassionati di grafici e numeri
Artemis II, la foto più attesa: la Terra che “tramonta” dietro l’orizzonte lunare
Cinque immagini della missione Artemis II. Le più belle finora
Il sito della Nasa che segue le missione Artemis II