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scienze

OpenAI lancia Prism: il vibe coding applicato alla scienza

OpenAI ha presentato Prism, una nuova piattaforma che punta a fare dell’intelligenza artificiale un vero collaboratore per la ricerca scientifica. L’obiettivo è ambizioso: velocizzare le scoperte in biologia, fisica, matematica e medicina integrando modelli di linguaggio avanzati nei flussi di lavoro degli scienziati.
Secondo l’azienda, ogni settimana più di 1,3 milioni di utenti usano ChatGPT per discutere di scienza e matematica avanzata, e Prism nasce per trasformare questo uso spontaneo in infrastruttura sistematica per la ricerca.

L’idea è quella di portare ChatGPT al centro del software che gli scienziati usano per redigere i loro lavori, nello stesso modo in cui oggi i chatbot sono integrati nei più diffusi editor di programmazione. È, in un certo senso, il “vibe coding”, ma applicato alla scienza.

Ecco in cinque punti cosa è e cosa promette Prism.

1. Cos’è Prism

Prism è una piattaforma di collaborazione scientifica basata su modelli di linguaggio della serie GPT-5.2, pensata per affiancare ricercatori e università in attività di calcolo, analisi, scrittura scientifica e pianificazione sperimentale.
Non è un semplice chatbot, ma un ambiente integrato che combina ragionamento, verifica formale e strumenti computazionali. Può interagire con database scientifici, eseguire simulazioni e generare codice, riducendo i tempi che separano un’ipotesi dalla sua verifica sperimentale.

2. AI come collaboratore scientifico

Il rapporto “AI as a Scientific Collaborator” mostra che ChatGPT viene già usato per compiti complessi: dalla sintesi della letteratura alla programmazione, dal debugging di codice alla pianificazione di esperimenti.
Prism formalizza questo ruolo, permettendo a istituzioni come MIT, Harvard, Oxford e il Lawrence Livermore National Laboratory di integrare l’IA nei cicli di ricerca. L’obiettivo dichiarato è triplicare la produttività scientifica riducendo i colli di bottiglia cognitivi e burocratici.

3. Dal laboratorio al calcolo teorico

Prism opera su due fronti: il pensiero teorico e la sperimentazione pratica.
Nel primo caso, modelli come GPT-5.2 Thinking hanno già risolto problemi matematici aperti – tra cui alcune congetture di Erdős – usando sistemi di verifica automatica come Lean.
Nel secondo, OpenAI ha mostrato casi d’uso concreti: un fisico ha verificato nuove simmetrie nei campi gravitazionali e un’azienda biotech, RetroBioSciences, ha progettato proteine ringiovanenti in tempi record grazie a un modello dedicato, GPT-4B Micro.

4. Un’infrastruttura per la scienza aperta

Prism è anche un’infrastruttura. OpenAI propone un National Frontier AI Access Program, che garantisca ai ricercatori pubblici l’accesso ai modelli di frontiera come se fossero telescopi o supercomputer. L’idea è democratizzare l’uso dell’IA scientifica, unendo dati, calcolo e formazione in un ecosistema unico. Tra le proposte, anche la creazione di un AI Training Data Catalog e di hub dedicati all’energia e ai semiconduttori per sostenere la ricerca ad alta intensità di calcolo.

5. Una nuova era per la ricerca

Con Prism, OpenAI punta a un cambio di paradigma: dall’automazione alla co-scoperta.
L’IA non sostituisce gli scienziati, ma li accompagna nella generazione di ipotesi, nella verifica dei risultati e nella scrittura dei paper. In fisica, biologia e matematica, il modello può fungere da “partner cognitivo” in grado di ragionare passo per passo, validare le prove e suggerire connessioni tra discipline. Come sintetizza il vicepresidente di OpenAI per la scienza, Kevin Weil, “l’IA sta diventando un vero collaboratore scientifico — e la velocità con cui sta migliorando segna l’inizio di una nuova fase di accelerazione della conoscenza”.

Per approfondire. 

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