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Data center, negli Stati Uniti l’effetto sui prezzi dell’elettricità arriva al 15,4%

Più 6,9% sui prezzi all’ingrosso dell’elettricità negli Stati Uniti entro il 2025. È l’effetto della domanda dei data center stimato da uno studio della Federal Reserve Bank di Dallas, ripreso da Visual Capitalist in una mappa realizzata con il National Public Utilities Council. La media nazionale nasconde differenze ampie tra i territori.

Nelle stime regionali riferite al 2024-2025, il valore più alto è quello del Nordovest, con il 15,4%. Segue l’area Dominion della Virginia settentrionale, con il 15%. Al terzo posto la rete ERCOT, che copre gran parte del Texas, con il 12,6%, davanti alla regione MRO West, nel Midwest, al 12,1%. In queste quattro aree l’effetto stimato supera il 10%.

Scendendo nella graduatoria, California e regione Arizona-New Mexico sono all’8,6%. L’area di New York City e Westchester si ferma al 5,2%, il New England al 2,4%. Il minimo è nella regione elettrica della Florida: 1%. Tra i due estremi della mappa ci sono 14,4 punti percentuali.

Come vanno letti questi numeri? Sono stime del sovrapprezzo attribuibile ai data center, ottenute confrontando uno scenario con la loro domanda elettrica e uno senza. Non misurano la crescita dei prezzi tra il 2024 e il 2025 e non corrispondono a rincari della stessa entità nelle bollette domestiche.

Lo studio considera 23 mercati elettrici regionali interconnessi: gli scambi di energia possono trasmettere la pressione sui prezzi anche dove i data center sono pochi. Nello scenario preferito dagli autori, l’effetto nazionale sui prezzi all’ingrosso raggiunge il 12,3% nel 2028, contro il 6,9% stimato entro il 2025.

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