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cronaca

Sifilide e gonorrea ai massimi storici in Europa: Italia inclusa

Erano già in crescita da un decennio, e ora in soli 4 anni hanno raggiunto il picco. Parliamo delle infezioni batteriche sessualmente trasmissibili (IST) che nel 2024 hanno toccato i livelli più alti mai registrati in Europa, secondo i nuovi dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Gonorrea, sifilide e clamidia avanzano su tutto il continente, e l’Italia — pur posizionandosi al di sotto delle medie europee — mostra tassi di crescita che non possono essere ignorati.

I dati

I numeri dell’ECDC parlano chiaro. Nel 2024, i 28 paesi UE/SEE hanno notificato 106.331 casi confermati di gonorrea, con un tasso grezzo di 26,9 casi per 100.000 abitanti: il valore più alto da quando è iniziata la sorveglianza europea delle IST, nel 2009. In un solo anno — tra il 2023 e il 2024 — i casi tra gli uomini sono aumentati del 7,9%. Sul lungo periodo la crescita è ancora più impressionante: +303% rispetto al 2015.
La sifilide non è da meno. I 29 paesi UE/SEE hanno segnalato 45.577 casi nel 2024, più del doppio rispetto a dieci anni fa, con un tasso di 10,8 casi per 100.000 abitanti. La clamidia rimane l’IST batterica più segnalata in Europa, con 213.443 casi nel 2024, sebbene si registri una flessione del 10% rispetto al 2023. L’Italia mostra un divario apparentemente rassicurante: 1.795 casi, con un tasso di circa 3 per 100.000 abitanti contro una media europea di 63,4.

Ma il dato che più preoccupa gli esperti è un altro: la sifilide congenita — quella che si trasmette dalla madre al feto durante la gravidanza — è quasi raddoppiata in un solo anno, passando da 78 casi nel 2023 a 140 nel 2024, rilevati prevalentemente in Ungheria e Bulgaria. In Italia si sono registrati 7 casi nel 2024.
Le conseguenze
Le IST non sono quindi un’emergenza circoscritta: sono una pandemia silenziosa, resa più insidiosa dal fatto che la maggior parte delle infezioni non dà sintomi riconoscibili, o ne dà di così lievi da passare inosservati. Le conseguenze di un mancato trattamento possono essere gravi: infertilità, complicazioni in gravidanza, aumento del rischio di contrarre l’HIV. E il contagio avviene non solo per via sessuale, ma anche attraverso il sangue, i trapianti di tessuto e, come nel caso della sifilide congenita, dalla madre al figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento

Italia: sotto la media europea, ma in forte crescita

Il confronto con la media UE offre qualche rassicurazione, ma non può nascondere una tendenza preoccupante. Per la gonorrea, l’Italia è passata da 333 casi nel 2020 a 3.100 nel 2024, con un tasso che è salito da 0,6 a 5,3 casi per 100.000 abitanti — ancora lontano dalla media europea di 26,9, ma il balzo è quasi tenfold in quattro anni.
Anche per la sifilide il quadro italiano mostra una crescita sostenuta: dai 843 casi del 2020 ai 3.088 del 2024, con il tasso che è più che triplicato, passando da 1,4 a 5,2 casi per 100.000 abitanti, a fronte di una media UE di 10,8. Meglio ancora l’Italia sulla clamidia: 1.795 casi nel 2024, con un tasso complessivo di circa 3 per 100.000 abitanti, a fronte della media europea di 63,4 — un divario enorme, che però gli esperti attribuiscono in larga parte a differenze nelle politiche di screening e nella capacità di rilevazione, più che a una reale assenza del problema.

Chi è più a rischio

Le tendenze di trasmissione variano in modo significativo tra i diversi gruppi di popolazione. Gli uomini che fanno sesso con uomini (MSM) restano il gruppo più colpito: rappresentano il 69% dei casi di sifilide con categoria di trasmissione nota e il 62% di quelli di gonorrea. Tuttavia, dal 2021 si osserva un aumento sostenuto anche tra gli eterosessuali, sia uomini che donne, in tutte le fasce d’età adulta. Questo allargamento dell’epidemia alla popolazione generale è tra i fattori che spiegano il balzo della sifilide congenita.
I giovani sono particolarmente vulnerabili: i tassi specifici per età mostrano i picchi tra le donne di 20-24 anni per la gonorrea (60,3 casi per 100.000) e tra gli uomini di 25-34 anni sia per la gonorrea (145,5 per 100.000) che per la sifilide (46 per 100.000).

Perché i casi aumentano?

L’ECDC indica chiaramente una serie di fallimenti strutturali dei sistemi di prevenzione. In 13 dei 29 paesi che hanno fornito dati, i test di base per le IST sono ancora a pagamento, il che scoraggia chi ha meno risorse economiche dal sottoporsi ai controlli. Le strategie nazionali di prevenzione sono spesso obsolete.
Per la sifilide congenita in particolare, l’ECDC ha identificato specifiche «opportunità mancate»: lacune nello screening prenatale, mancanza di follow-up e test ripetuti, e carenze nel trattamento.
Sul fronte delle misure preventive, a gennaio 2026 l’ECDC ha fornito indicazioni specifiche sull’uso della doxiciclina come profilassi post-esposizione (doxy-PEP) per le persone a maggiore rischio di esposizione per sifilide e clamidia. Non raccomandata invece per la gonorrea, a causa degli elevati livelli di resistenza antimicrobica e del rischio di accelerare ulteriormente tale resistenza.

Riconoscere i sintomi

Una delle ragioni per cui le IST si diffondono così facilmente è che spesso non danno segnali evidenti. La gonorrea decorre in modo asintomatico soprattutto nelle donne, il che porta a diagnosi tardive e trasmissione continua. Quando i sintomi compaiono, negli uomini si manifestano tipicamente con uretrite acuta, secrezioni uretrali mucopurulente e dolore o difficoltà nella minzione; nella donna prevale invece una cervicite, con possibile sanguinamento post-coito o intermestruale. La sifilide segue un decorso a stadi: nella fase primaria compare a livello genitale o orale un nodulo superficiale e indolore (il sifilome); nella fase secondaria, se non trattata, l’infezione si generalizza con rash cutaneo, febbre e linfoadenopatia; negli stadi più avanzati può causare danni cardiaci e neurologici gravi. In alcuni casi l’infezione è del tutto asintomatica — la cosiddetta sifilide latente — diagnosticabile solo con test sierologico. La clamidia è forse la più silenziosa di tutte: più della metà dei casi non dà alcun sintomo; quando si manifestano, nell’uomo compaiono bruciore alla minzione e secrezioni uretrali, nella donna una cervicite con aumento delle secrezioni vaginali. Il rischio principale di un mancato trattamento è la malattia infiammatoria pelvica, con possibili conseguenze sull’infertilità in entrambi i sessi. Comune a tutte e tre le infezioni è la possibilità di trasmissione verticale — dalla madre al feto o al neonato — con conseguenze potenzialmente gravi, come nel caso della sifilide congenita.

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