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scienze

La Terra illuminata dalla Luna: la fotografia più bella di Artemis II spiegata bene

A prima vista sembra una classica immagine della Terra ripresa dallo spazio. Oceani blu, vortici di nuvole, il profilo dell’Africa occidentale. Ma questa fotografia contiene un paradosso. Quando è stata scattata, il pianeta era quasi completamente immerso nella notte.

L’immagine è stata realizzata il 2 aprile 2026 da uno degli astronauti di Artemis II a bordo della capsula Orion, già in viaggio verso la Luna dopo la manovra di iniezione translunare. Qui la trovate in originale sul sito della Nasa. Il Sole si trova dietro la Terra. La parte visibile del pianeta dovrebbe essere buia. Eppure continenti e nuvole emergono con una chiarezza sorprendente.

La spiegazione è una di quelle che ricordano quanto sia strana la geometria del Sistema Solare. La Terra non è illuminata direttamente dal Sole. È illuminata dalla Luna piena.

Siamo abituati a osservare la Luna splendere nel cielo notturno grazie alla luce che riflette. Gli astronauti di Artemis II hanno visto il fenomeno inverso: il nostro pianeta rischiarato dalla stessa luce lunare. Come osservare un attore non sotto il riflettore principale ma sotto la luce riflessa dalla scenografia.

La fotografia diventa così una piccola lezione di fisica raccontata in un solo fotogramma.

Al centro si vede la Terra avvolta dalla cosiddetta “moonlight”, la luce lunare riflessa. È sufficiente a mettere in evidenza strutture nuvolose, oceani e masse continentali. Intorno al bordo del pianeta compaiono invece dettagli ancora più interessanti.

In alto a destra e in basso a sinistra si distinguono due sottili archi luminosi verdi. Sono aurore osservate contemporaneamente nei due emisferi terrestri. Dalla superficie del pianeta siamo abituati a vedere le aurore come fenomeni locali. Da quasi quattrocentomila chilometri di distanza diventano una firma globale del campo magnetico terrestre che intercetta il vento solare. È come osservare i poli magnetici del pianeta accendersi nello stesso istante.

Sulla destra compare una lama di luce diffusa chiamata luce zodiacale. Non appartiene alla Terra. Non appartiene nemmeno a un pianeta specifico. È la traccia visibile della polvere che riempie il Sistema Solare interno. Miliardi di minuscoli granelli, residui della formazione planetaria e delle collisioni tra asteroidi e comete, diffondono la luce del Sole creando questa debole luminosità che dallo spazio emerge con evidenza.

Poco più in basso brilla Venere. Un semplice punto luminoso che però aggiunge profondità alla scena. Nella stessa immagine convivono un pianeta abitato, il pianeta più brillante del cielo e la polvere interplanetaria che collega entrambi.

Lungo il bordo destro della Terra si nota infine una sottile falce luminosa. È il Sole che sfiora l’orizzonte del pianeta. L’atmosfera terrestre disperde la luce e disegna quel contorno brillante che separa il giorno dalla notte.

Le grandi fotografie spaziali funzionano perché cambiano la prospettiva. Earthrise mostrò la Terra sorgere sopra l’orizzonte lunare. Blue Marble trasformò il pianeta in un oggetto unitario. Pale Blue Dot lo ridusse a un granello sospeso nel vuoto.

Questa immagine aggiunge un tassello diverso. Non mostra semplicemente la Terra vista da lontano. Mostra la Terra come parte di un sistema di relazioni fisiche. La Luna la illumina, il Sole ne disegna il profilo, il vento solare ne accende le aurore, la polvere interplanetaria riempie lo sfondo e Venere ne condivide il quartiere cosmico.

Per approfondire. 

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