La sonda Psyche sta usando Marte come una gigantesca fionda gravitazionale. Durante l’avvicinamento al pianeta rosso, previsto per il 15 maggio, la missione della NASA ha catturato una nuova immagine di Marte da circa 4,8 milioni di chilometri di distanza. Il pianeta appare come una sottile falce luminosa: non è un effetto artistico ma una conseguenza geometrica dell’angolo tra Sole, sonda e pianeta.
La manovra si chiama gravity assist. In pratica la sonda entra nel campo gravitazionale di Marte, “ruba” una quantità minima della sua energia orbitale e cambia velocità e traiettoria senza consumare carburante. È una tecnica usata da decenni nell’esplorazione interplanetaria ma resta centrale anche nell’era della propulsione elettrica. Nel caso di Psyche, il flyby servirà ad aumentare la velocità e a correggere l’orbita verso la fascia principale degli asteroidi, dove arriverà nel 2029.
La missione è diretta verso 16 Psyche, un oggetto particolare della fascia tra Marte e Giove. Gli astronomi ritengono che possa essere il residuo metallico del nucleo di un protopianeta distrutto miliardi di anni fa durante le collisioni del primo Sistema Solare. Se questa ipotesi fosse confermata, sarebbe il primo caso in cui una missione studia direttamente un “cuore planetario” esposto nello spazio.
La sonda è stata lanciata nell’ottobre 2023 con un Falcon Heavy di SpaceX. Usa quattro motori Hall a propulsione elettrica alimentati da grandi pannelli solari. È una scelta tecnica non banale: Psyche opererà fino a circa tre volte la distanza Terra-Sole, dove la luce disponibile è molto inferiore rispetto all’orbita terrestre.
Anche l’immagine di Marte contiene dettagli scientifici interessanti. La luce solare diffusa dalla polvere sospesa nell’atmosfera marziana crea un alone luminoso oltre il bordo del pianeta. È lo stesso fenomeno che permette agli astronomi di studiare la distribuzione delle polveri e degli aerosol nell’atmosfera del pianeta rosso.
Psyche non è l’unica missione a usare Marte come trampolino gravitazionale. Anche la missione europea Hera diretta verso il sistema asteroidale Didymos-Dimorphos ha sfruttato una manovra simile. La gravità dei pianeti continua a essere una delle infrastrutture invisibili dell’esplorazione spaziale: una rete di acceleratori cosmici che permette di raggiungere obiettivi lontani riducendo massa, carburante e costi
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