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economia

Dal 2020 al 2022 abbiamo perso medici dipendenti. E in futuro?

Lo dicono i dati appena pubblicati dal Ministero della Salute sui dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale: nel 2022 si contavano 101.827 medici e odontoiatri, contro i 103.092 del 2020 e 268.013 infermieri, contro i 264.686 del 2020. Nel complesso quindi abbiamo 2,6 infermieri per ogni medico.
Questi dati ci dicono tutto? No, perché accanto ai numeri dei dipendenti ci sono quelli dei “gettonisti”, un fenomeno che è scoppiato durante la pandemia e che non accenna a diminuire: coprire il fabbisogno pubblico con dei professionisti a cottimo molto meglio pagati. Un sondaggio proposto dalla Federazione Cimo Fesmed nel 2022 a mille medici ha evidenziato che il 37% di loro dichiara di essere pronto a dimettersi da dipendente del Servizio sanitario nazionale per lavorare con una cooperativa a gettone, percentuale salita il 50% fra i medici più giovani.

Se consideriamo tutto il personale delle Asl e degli Istituti di ricovero pubblici ed equiparati (Asl, Aziende ospedaliere, Aziende ospedaliere universitarie integrate con il SSN, Aziende ospedaliere integrate con Università) siamo comunque in crescita con 625.282 persone, più delle 617.466 grazie alle quali abbiamo affrontato la pandemia. Il 72,3% (451.871 dipendenti) appartiene al ruolo sanitario, il 17,8% al ruolo tecnico (analisti, statistici, sociologi, assistenti sociali, etc.), il 9,7% al ruolo amministrativo e lo 0,2% a quello professionale (avvocati, ingegneri, architetti, etc.).
Con particolare riferimento al ruolo sanitario, il 59,3% è rappresentato da infermieri, il 22,5% da medici e odontoiatri e il 18,2% da altre figure professionali sanitarie (dirigenti professioni sanitarie, personale tecnico-sanitario, personale funzioni riabilitative, personale vigilanza e ispezione).

Il bilanciamento fra pensionamenti e nuove leve

Un’analisi interessante pubblicata da Lavoce.info sui dati FNOMCEO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) a giugno 2023, rilevava che fino al 2028 il bilancio fra pensionamenti e nuova forza lavoro fra i medici è destinato a farci perdere personale perché i pensionamenti saranno più delle nuove leve, con particolare carenza nelle regioni del Sud Italia. Si stima che il 28% dei medici che lavorano in Calabria raggiungerà l’età pensionabile (l’analisi considera i 68 anni) entro il 2028. Dal 2029 forse le cose potrebbero andare meglio, dal momento che si inizierebbero a vedere i frutti dell’ampliamento dei posti messi a bando nelle università per le specializzazioni.
Nel 2021 è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni l’accordo per la ridefinizione dei fabbisogni di medici specialisti da formare nel triennio 2020/2023: oltre 38.900 posti nelle Scuole di specializzazioni, 13.000 in più rispetto al triennio precedente. Nel dettaglio l’accordo prevede la formazione per l’anno accademico 2020-21 di almeno 13.507 nuovi medici specializzati, di altri 13.311 per l’anno accademico 2021-22 e di altri 12.124 per l’anno accademico 2022-23.
In realtà l’aumento dei posti non ha sortito l’effetto sperato. Nel settembre 2023 sono stati messi a bando 16.165 posti ma ne sono stati assegnati solo 11.688. Anaao-Assomed ha pubblicato i dati sull’assegnazione dei posti nelle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia. Oltre un quarto dei posti (con borsa) non sono stati assegnati perché non si sono presentati candidati sufficienti a coprirli. Ci sono alcune discipline in particolare dove la latitanza di candidati si è fatta particolarmente sentire: quelle che offrono meno possibilità un domani di lavorare nel privato o che richiedono un impegno più gravoso di gestione del lavoro. In primis la medicina d’emergenza-urgenza, cioè il Pronto Soccorso, che non ha visto assegnati il 70% dei posti messi a bando. Seguono altre specialità meno appetibili, come patologia e biochimica clinica, medicina e cure palliative, microbiologia, genetica medica.

Il personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale è costituito dal personale delle Aziende Sanitarie Locali (S.1) (compreso quello degli Istituti di ricovero a gestione diretta), dal personale delle Aziende Ospedaliere (A.1), dal personale delle Aziende Ospedaliere universitarie integrate con il Servizio Sanitario Nazionale (A.3.1) e dal personale delle Aziende Ospedaliere integrate con l’Università

Sempre più “gettonisti”. Il rapporto dell’Anticorruzione

Questa panoramica del personale dipendente non racconta però di un fenomeno potente che stiamo vivendo, soprattutto dal 2022: quello del “gettone”. Medici non dipendenti ma che vengono chiamati (in genere da cooperative che fanno da tramite con le aziende ospedaliere) a coprire turni scoperti, anche da una parte all’altra del paese, e che ricevono una remunerazione molto più alta rispetto a quella che riceve un collega dipendente del medesimo reparto. Un turno di 12 ore viene pagato anche 1.000 euro, che significa che è sufficiente qualche gettone per mettere insieme uno stipendio equivalente a quello di un dipendente. Il fenomeno non è mappato, e quindi non è poi così chiaro se mancano medici oppure se c’è chi si fa due conti.

La questione è delicata, tanto che a febbraio 2024 l’ANAC, l’Autorità Nazionale Anti-corruzione ha pubblicato un rapporto sui medici “gettonisti” a seguito di un’analisi sugli affidamenti pubblici riguardanti il servizio di fornitura di personale medico e infermieristico avviata nel settembre 2023 per verificare la diffusione del fenomeno durante il periodo 2019-2023.
Per il personale medico i dati evidenziano come il fenomeno sia esploso a seguito dell’emergenza sanitaria iniziata nel 2020. Estendendo l’analisi ai più generici servizi di fornitura di personale, si delinea un mercato che vale complessivamente nel periodo considerato 1,7 miliardi di euro. Nel 2019 (periodo pre-pandemico), i contratti (incluse le iniziative avviate come accordi quadro e convenzioni) per il reperimento di personale medico ammontavano a circa 9,6 milioni di euro. L’anno successivo veniva registrata una variazione, benché positiva, piuttosto contenuta (pari al 15%) facendo registrare un ammontare pari a 11 milioni. Nel 2021 (nel pieno della pandemia), invece, si assiste ad uno straordinario incremento, pari al 174%, facendo registrare un valore di ben 30 milioni di euro. Nel 2022 si continuava a registrare comunque un andamento crescente, pur risultando fortemente rallentato, ma in grado in ogni caso di raggiungere un valore pari a circa 37 milioni di euro (+22%).
Dal lato dell’offerta si rileva come la quota più rilevante del mercato sia ripartita tra pochi operatori economici, ad esempio per i contratti di servizio di fornitura di personale medico solo cinque operatori economici (cooperative o società tra professionisti) si sono assicurati il 64% del valore dei bandi complessivamente aggiudicati, a fronte di 25 soggetti economici che gestiscono il restante 36%.

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