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cronaca

Turismo, l’Italia è al primo posto in Europa. Il Covid-19 ha “allontanato” 81 milioni di visitatori

Oltre all’industria anche i servizi hanno sofferto molto. Il caso forse più emblematico per quanto non l’unico è quello del turismo, dove i flussi sono stati azzerati. Nelle principali città turistiche come Firenze, Venezia e Roma le prenotazioni sono state cancellate in massa. Secondo l’ultimo rapporto Istat si tratta di un settore che vale 25,6 miliardi di euro di fatturato, il 6% del valore aggiunto totale, con 283mila addetti in 52mila imprese diverse.

“L’Italia”, si legge, “è al primo posto in Europa per quota di esercizi ricettivi sul totale Ue, pari a più del 30% nel 2018. La capacità ricettiva nel nostro Paese è caratterizzata da un ingente numero di piccole strutture extra-alberghiere. Per l’anno 2018, l’Istat ha rilevato infatti circa 183 mila esercizi extra-alberghieri e 33 mila esercizi alberghieri”.

L’epidemia “ha azzerato un’attività che proprio nel trimestre marzo-maggio ha la sua fase di rilancio stagionale, favorita dal susseguirsi di occasioni tra le festività pasquali e la Pentecoste (rilevante soprattutto per l’afflusso estero)”. In questo periodo, stima l’istituto di statistica, senza il COVID-19 ci sarebbero state 81 milioni di presenze (ovvero il 18% del totale annuale), il 23% delle presenze annuali di stranieri, nonché il 20% delle presenze annuali in strutture alberghiere. Sempre nel trimestre i soli turisti stranieri avrebbero speso circa 9,4 miliardi di euro.

Oltre alle strutture ricettive vere e proprio la scala del cambiamento si intuisce guardando agli affitti a breve termine, censiti da seetransparent.com, che dal 19 aprile al 2 maggio si sono ridotti del 90% in Toscana, Veneto e provincia autonoma di Bolzano. Di pochissimi punti migliore la situazione in Valle d’Aosta, Trento, Emilia-Romagna, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. In tutto il centro-nord, e talvolta persino nel meridione come in Campania, questo genere di attività è calato sempre almeno del 60%. Confcommercio ipotizza che a causa della crisi del settore siano a rischio chiusura, fra l’altro, 45mila bar o ristoranti, 16mila agenzie di viaggi o altri servizi nel campo.

Dal punto di vista della domanda, anche ora che buona parte delle restrizioni sono state eliminate resta da vedere come si comporteranno le persone. Secondo un sondaggio The Fool/GlobalWebIndex il 66% dei o delle rispondenti ritiene che tornerà a viaggiare soltanto quando si sentirà sicuro, e un’altra parte significativa non appena sarà possibile. Con i dati che abbiamo a disposizione finora – come per esempio quelli https://www.apple.com/covid19/mobility sulla mobilità di Apple – possiamo dire che senz’altro gli spostamenti degli italiani sono tornati a crescere da inizio maggio in avanti, ma almeno fino al 3 giugno restano ben minori di quanto fossero prima dell’arrivo dell’epidemia. Resta da vedere cosa succederà ora che è nuovamente possibile anche viaggiare fra regioni.

Enorme anche l’impatto per il settore aereo, che in base a una ricerca di BeBeez a seconda degli scenari potrebbe vedere il proprio fatturato contrarsi fra il 25 e il 55%.