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politica

Elezioni Usa, l’ombra del terrorismo sulla corsa alla Casa Bianca

È il 18 settembre 2016 quando una bomba scoppia in uno dei quartieri più alla moda di Manhattan e con l’ordigno salta definitivamente anche il vantaggio che Hillary Clinton aveva accumulato in questi mesi di campagna elettorale. Ora la superiorità della candidata democratica alla Casa Bianca si è ridotta ad appena due punti percentuali rispetto all’avversario repubblicano.

Trump non ha perso tempo e ha subito rivendicato di essere stato il primo a gridare all’attentato di matrice islamica, mentre il sindaco e il governatore democratici di New York sono inizialmente parsi cauti. Tuttavia, il testa a testa (42% dei consensi per Trump e 44% per la Clinton) non è solo il frutto di un episodio terroristico che ha sconvolto l’America ad appena una settimana dalle celebrazioni per la strage dell’11 settembre.

Il riavvicinamento nei sondaggi dei due protagonisti delle elezioni aveva preso il largo ormai da tempo. Le crisi hanno interessato entrambe gli schieramenti, ma ora il partito democratico sembra essere quello più in difficoltà. Un’emorragia di fiducia provocata da una serie di “bugie” della Clinton: prima il mailgate che aveva portato alla luce 30.000 email top secret, poi il malore e la polmonite. Sui problemi di salute della candidata Trump insisteva ormai da tempo, fomentando il sospetto tra gli elettori che si rendesse necessario un turn-over alla testa del partito democratico. Un periodo difficile dunque per la prima donna candidata alla Casa Bianca, che, temporeggiando nel rendere nota la sua polmonite, ha esposto il fianco alle accuse di Trump sulla sua incapacità di governare a causa di uno stato di salute instabile.

Ora l’attentato a New York.

La corsa alla Casa Bianca sembra essere quanto mai aperta. E chissà che il periodo di defiance della Clinton non si trasformi in una vera e propria tempesta: si aspetta infatti ottobre e l’apertura di alte 15.000 mail top secret trovate dall’Fbi.