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politica

Ecco perché le elezioni di midterm non sono solo una questione interna agli Usa

Quale potrà essere l’esito delle elezioni di midterm, in programma il prossimo 8 novembre, lo si intuisce guardando agli ultimi dati sul gradimento del presidente Joe Biden. Solo il 39% degli americani approva l’operato del 46simo inquilino della Casa Bianca, uno dei risultati peggiori mai visti. Anzi, secondo il sito FiveThirtyEight.com è il peggiore mai visto a questo punto del mandato. Quattro anni fa, di questi tempi, Donald Trump, che pure in altre fasi della sua presidenza è andato anche peggio, veleggiava sopra il 42%.

Insomma, per i democratici le cose non si mettono molto bene. Non si mettono bene nemmeno per Biden e, di riflesso, nemmeno per il resto del mondo. Quello occidentale, almeno. Intanto i fatti: tra quattro mesi si vota per rinnovare completamente il congresso e 35 senatori su 100. Oggi i democratici controllano la camera bassa, seppure per una manciata di seggi, mentre in quella alta c’è una situazione di perfetta parità.

Secondo FiveThirtyEight.com, portale specializzato nelle previsioni elettorali, questa situazione è destinata a cambiare. Nel senso che i repubblicani hanno l’88% di possibilità di ottenere la maggioranza alla Camera, ribaltando così la situazione attuale, ed il 54% di probabilità di riuscirci anche al Senato. Il portale per ora parla di toss up, ovvero di situazione ancora incerta. Ma è possibile che il Great old party riesca a vincere anche qui.

La situazione è visualizzata nell’infografica che apre questa pagina. Le due barre sono composte dai singoli seggi in palio (nella barra dedicata al Senato sono evidenziati quelli che non vanno a rinnovo), che diventano rosse se sono in vantaggio i repubblicani e blu se lo sono i democratici. La tonalità diventa più scura quanto più è alta la probabilità che sia quel partito ad aggiudicarsi quel seggio.

Insomma, a meno che l’amministrazione Biden non riesca ad invertire la tendenza, il rischio è che il presidente si trovi a non poter contare su una maggioranza in nessun ramo del parlamento. Essendo gli Stati Uniti una repubblica presidenziale, non c’è rischio che si assista a crisi di governo come quella che sta vivendo in questi giorni il nostro paese. Ma un contro è restare in sella, un altro è governare. Ed è qui che la questione diventa importante anche da questa parte dell’Oceano.

Perché gli Stati Uniti sono il paese che maggiormente si è speso, almeno in termini economici, per sostenere l’Ucraina. Nel maggio scorso, il Senato ha approvato con 86 voti a favore e 11 contrari una legge che ha stanziato 40 miliardi di dollari in aiuti militari e umanitari a Kiev. Ad opporsi è stata l’ala più radicale, quella più vicina all’ex presidente Trump. Dovesse avere la maggioranza in entrambe le camere, come si comporterebbe l’ala più centrista del Gop?