Meno di tante altre grosse città europee. Nel 2025 Milano è risultata essere rispettivamente al 53mo e al 67mo posto su 140 città europee per consumo medio giornaliero di cocaina e metanfetamina, all’83mo posto su 100 per consumo di cannabis, al 76mo su 130 per MDMA e agli ultimi posti riguardo alle Amfetamine.
Lo mette nero su bianco la Wastewater analysis and drugs — a European multi-city study dell’European Union Drug Agency, che si basa sull’analisi delle acque reflue.
Una seconda città esaminata è Bolzano, che mostra una presenza di queste sostanze molto inferiore rispetto a Milano.
La scienza delle fognature: come funziona la ‘wastewater epidemiology’
Quando consumiamo una sostanza — lecita o illecita — il nostro organismo la metabolizza ed espelle le molecole di scarto attraverso le urine. Queste molecole percorrono chilometri di tubature fino agli impianti di depurazione, dove i ricercatori le intercettano, le quantificano e le trasformano in dati epidemiologici. È la wastewater-based epidemiology, una disciplina nata negli anni Novanta per monitorare l’impatto ambientale dei rifiuti liquidi domestici e poi riconvertita, nei primi anni Duemila, allo studio dei consumi di droghe illecite.
I risultati sono stati pubblicati dall’EUDA il 19 marzo 2025 e sono stati poi aggiornati nel febbraio 2026 — dipingono una mappa dettagliata dei vizi chimici del continente. Ogni sostanza ha la sua geografia, ogni città la sua firma molecolare.
Che cosa cresce e che cosa cala in Europa
I dati 2025 del network europeo SCORE, che monitora le acque reflue di oltre 128 città in 26 paesi, confermano e in parte ridisegnano la mappa dei consumi di sostanze stupefacenti nel continente. Il segnale più forte riguarda la cocaina: tra il 2024 e il 2025 il carico del metabolita benzoilecgonina (BE) rilevato nelle fognature europee è cresciuto in media del 22%, consolidando un trend ascendente che dura ormai da un decennio. Il consumo resta concentrato nell’Europa occidentale e meridionale — con Belgio, Paesi Bassi e Spagna ai vertici della classifica — mentre l’Est europeo, storicamente più distante da questo mercato, mostra segnali di progressiva convergenza verso i livelli occidentali.
Sul fronte degli stimolanti minori, amfetamina e metanfetamina non registrano variazioni significative nel complesso, ma la loro distribuzione geografica resta marcatamente asimmetrica: le amfetamine dominano nel Nord e nel Centro Europa (Norvegia, Svezia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Germania), con livelli assai più contenuti nel Sud, dove tuttavia emergono prime avvisaglie di crescita; la metanfetamina, storicamente radicata in Repubblica Ceca e Slovacchia, estende la sua presenza a Germania, Lituania, Norvegia, Turchia, Spagna, Cipro e Paesi Bassi, con segnali di incremento anche nel Centro-Nord. Va in controtendenza l’MDMA, in calo del 16% rispetto al 2024 — con i carichi più elevati che restano concentrati in Belgio, Spagna e Paesi Bassi — mentre la cannabis rimane sostanzialmente stabile, con i picchi di THC-COOH nelle acque di Paesi Bassi, Germania e Slovenia. La vera sorpresa del ciclo 2025 è la ketamina: i carichi rilevati sono aumentati di quasi il 41% in un solo anno, con Belgio, Germania e Paesi Bassi ancora una volta in testa, e oltre la metà delle città che ne registra concentrazioni più alte nel fine settimana — chiara conferma del suo radicamento nei circuiti del divertimento notturno.
A livello metodologico, lo studio evidenzia come le differenze intra-nazionali tra città dello stesso paese siano spiegabili in larga parte dalla composizione demografica e dall’offerta di vita notturna, con un’eccezione rilevante: per cocaina e MDMA le metropoli mostrano carichi per mille abitanti sensibilmente superiori rispetto ai centri minori, mentre per le altre sostanze la dimensione urbana non costituisce un fattore discriminante. L’analisi dei pattern settimanali conferma infine la natura spiccatamente ricreativa di alcune sostanze — cocaina e MDMA picco nel weekend per oltre il 75% delle città — contro il profilo più trasversale di cannabis, amfetamine e metanfetamina, distribuite in modo più uniforme lungo i giorni della settimana.
Che cosa ci dicono (e cosa non ci dicono) i dati sulle fogne
La wastewater epidemiology è una fonte preziosa, ma non infallibile. Lo stesso rapporto EUDA elenca con onestà i limiti del metodo: non fornisce dati sulla prevalenza d’uso individuale (quante persone consumano, con quale frequenza), non distingue tra utenti abituali e occasionali, non misura la purezza delle sostanze in circolazione. L’eroina, ad esempio, è quasi impossibile da monitorare perché il suo metabolita specifico — la 6-monoacetilmorfina — è instabile nelle acque reflue; si può usare la morfina come proxy, ma è anch’essa presente per usi terapeutici, rendendo l’interpretazione ambigua.
La rappresentatività geografica è un’altra variabile critica: i campionamenti negli impianti di depurazione coprono le popolazioni servite da quella rete fognaria, ma in alcune città il campione non copre l’intero bacino urbano. La dimensione dinamica della popolazione (flussi turistici, pendolari, eventi) introduce ulteriori incertezze, mitigate in parte dall’utilizzo di dati da dispositivi mobili per stimare la popolazione presente nel bacino al momento del campionamento.
Detto ciò, i punti di forza del metodo sono altrettanto solidi: è oggettivo e non dichiarativo (non dipende dall’onestà degli intervistati), è aggiornabile in tempo quasi reale (campionamenti settimanali), è comparabile a livello internazionale grazie alla standardizzazione del protocollo SCORE. È lo strumento ideale per intercettare tendenze emergenti prima che le statistiche tradizionali le rilevino.
Tre dati sull’Italia
Per l’Italia, i messaggi che emergono dall’analisi delle acque reflue europee sono multipli. Il primo riguarda la cocaina: il posizionamento di Milano nel panel delle sette città con monitoraggio continuativo decennale la rende un termometro affidabile del mercato. Il traffico transita principalmente dai porti del Nord Europa — Rotterdam e Anversa in testa — ma arriva abbondante nei mercati italiani.
Il secondo messaggio riguarda la diversificazione del mercato: l’Italia non è esposta solo alla cocaina e alla cannabis, ma inizia a mostrare segnali di crescita anche per amfetamine e MDMA, sostanze storicamente più diffuse al Nord Europa. Il terzo messaggio, forse il più urgente sul piano delle politiche pubbliche, riguarda i costi sanitari e sociali: un mercato in espansione significa maggiore disponibilità, prezzi potenzialmente più bassi, e quindi accessibilità per fasce di popolazione più giovani e vulnerabili.
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