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scienze

Qualità dell’aria, cosa ci dicono 11 modelli Copernicus sull’inquinamento in Europa

Inquinamento ed eventi estremi sono una coppia pericolosa. Il caldo accelera alcune reazioni chimiche nell’atmosfera. La siccità prepara il terreno agli incendi. Le inversioni termiche intrappolano le polveri. E il vento può trasportare fumo e particolato per centinaia di chilometri.

È uno dei messaggi del rapporto 2025 sulla qualità dell’aria in Europa del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, CAMS. Nel lungo periodo le emissioni stanno calando. Ma gli episodi acuti restano frequenti e possono avere effetti importanti sulla salute.

Copernicus segnala quattro casi nel 2025: un episodio di PM2,5 a febbraio, una forte intrusione di polvere sahariana a marzo, concentrazioni elevate di ozono durante l’ondata di caldo di agosto e il fumo degli incendi nella Penisola Iberica.

A febbraio il freddo ha aumentato il ricorso al riscaldamento. Nell’Europa orientale le emissioni di PM2,5 da fonti residenziali sono cresciute di circa l’8%. Poco vento e poche precipitazioni hanno fatto il resto: gli inquinanti sono rimasti sospesi più a lungo.

A marzo è arrivato il Sahara. In alcune aree la polvere desertica ha rappresentato oltre il 30% del PM10. A La Valletta, Malta, il contributo ha raggiunto circa l’80%.

Ad agosto il problema è stato l’ozono. Non viene emesso direttamente: si forma in atmosfera quando ossidi di azoto e composti organici volatili reagiscono con la luce solare. Caldo e aria stagnante sono una specie di turbo per questa chimica.

Sempre ad agosto, gli incendi in Spagna e Portogallo hanno prodotto grandi quantità di PM2,5. Secondo CAMS, in alcuni giorni gli incendi hanno contribuito per circa il 39% alle concentrazioni misurate a Madrid. Il fumo è arrivato fino in Francia.

Ma come si misura tutto questo?

Qui sta la parte più interessante. Le mappe CAMS non sono una semplice fotografia delle centraline. Sono il risultato di una fusione tra osservazioni e modelli matematici dell’atmosfera.

Le centraline misurano gli inquinanti in punti precisi. I modelli simulano invece vento, temperatura, pioggia, emissioni, trasporto delle masse d’aria e reazioni chimiche. Le osservazioni reali vengono poi usate per correggere continuamente la simulazione: è la cosiddetta “data assimilation”.

Per l’Europa CAMS utilizza un insieme di 11 modelli diversi. Il risultato finale nasce dalla loro combinazione. È un modo per ridurre il rischio di affidarsi a una sola previsione e per stimare meglio l’incertezza.

La risoluzione delle reanalisi europee è di circa 0,1 gradi, cioè una decina di chilometri. In pratica Copernicus ricostruisce una mappa continua della qualità dell’aria anche tra una centralina e l’altra.

Poi c’è il passo successivo: capire da dove arriva l’inquinamento. Con simulazioni dedicate CAMS può stimare quanto pesa il traffico, quanto il riscaldamento, quanto l’agrictura, quanto gli incendi o la polvere desertica e quanto arriva da altri Paesi.

Ed è qui che il dato diventa politica pubblica. Sapere che l’aria è inquinata serve. Sapere chi ha prodotto quell’inquinamento serve molto di più.

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