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politica

Islanda, la mappa del voto al referendum sull’Unione europea

Quello dello scorso fine settimana era molto più che un voto locale. Sì, perché alla decisione islandese di proseguire o meno i colloqui per entrare a far parte dell’Unione europea guardava ovviamente Bruxelles. Ma anche Washington e Mosca, che alla zona artica guardano con sempre maggiore interesse. Alla fine hanno vinto i no, e Reykjavik rimarrà isolata.

Guardando al voto, si è molto speculato sul fatto che la maggioranza dei cittadini della capitale abbia sostenuto una posizione considerata progressista, quella legata cioè all’adesione all’Ue. Mentre le altre zone del paese, la seconda città è Akureyri che conta 18mila abitanti, hanno invece sostenuto una posizione conservatrice, di conferma dell’isolazionismo geografico anche sul piano geopolitico.

La mappa che apre questo pezzo conferma questa lettura: i territori tendenti al blu sono quelli in cui ha vinto il sì e coincidono con la capitale. Si tratta infatti dei distretti di Reykjavik nord e Reykjavik sud. Il resto del paese, che conta in totale circa 400mila abitanti, ha invece visto trionfare le ragioni del no.

InfoData ha ottenuto questi dati utilizzando l’intelligenza artificiale, in particolare Claude Opus 5, nella modalità Claude Code. È bastato chiedere al modello di recuperare i dati relativi ai risultati elettorali e gli shapefile (il file necessario per costruire la mappa) e l’AI ha fornito entrambi nel giro di pochi minuti. Lo scraping, ovvero l’estrazione dei dati, è stata molto più semplice che in altre occasioni, anche perché i collegi elettorali erano una mezza dozzina.

Grazie al browser interno del modello, lo stesso che da qualche giorno è disponibile anche per la modalità Cowork, Claude si è mosso autonomamente in rete, estraendo i dati per collegio dal sito del Morgunblaðið, giornale fondato nel 1913. Sul portale del Landskjörstjórn, la commissione elettorale nazionale islandese, è presente solo il totale nazionale, spiega sempre il modello. Evidentemente anche a Reykjavik c’è qualche problema in termini di open data.