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cronaca

Come sono cambiate le condizioni di libertà negli ultimi venti anni?

 

L’Italia, insieme a Bulgaria e Stati Uniti, ha registrato nel 2025 uno dei cali più marcati nel punteggio dei Paesi classificati come “liberi” nel Freedom in the World report del 2026. Lo studio è elaborato da Freedom House, l’organizzazione non governativa con sede a Washington che conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche e diritti umani. L’analisi, che valuta i diritti politici e le libertà civili di 208 Paesi, nella sua più recente edizione fa il punto sugli ultimi vent’anni, certificando che la percentuale di Paesi liberi è rimasta stabile, mentre un numero sempre maggiore di Paesi parzialmente liberi ha subito un deterioramento verso l’autoritarismo.

 

Noi della redazione di Info Data abbiamo analizzato i risultati dello studio e ve li riportiamo, insieme ad alcuni grafici, per garantire a tutte le lettrici e ai lettori de Il Sole 24 Ore una maggiore comprensione dei fenomeni, come già fatto in precedenti articoli.

 

 

La metodologia utilizzata

La classifica di Freedom in the World viene definita attraverso un indice che segue una metodologia. Innanzitutto, sul piano teorico, l’Organizzazione valuta i diritti e le libertà di cui godono effettivamente gli individui. Questo perché non ritiene che le garanzie giuridiche dei diritti siano sufficienti per l’effettivo godimento di tali diritti sul campo. Quindi, sebbene sia le leggi che le pratiche effettive siano prese in considerazione nelle decisioni relative al punteggio, viene data maggiore enfasi all’attuazione.

 

Segue, nella pratica, la formulazione dell’indice. Si analizzano differenti punti di focalizzazione: il processo elettorale, il pluralismo politico, il funzionamento del governo, la libertà di espressione e di credo, i diritti associativi e organizzativi, lo stato di diritto, come anche l’autonomia personale e i diritti individuali. Il rapporto sulla libertà nel mondo è composto da valutazioni numeriche (ma non solo) per 195 Paesi e 13 territori. Gli analisti esterni valutano 208 nazioni, utilizzando una combinazione di ricerche sul campo, consultazioni con contatti locali e informazioni tratte da articoli di giornale, organizzazioni non governative, e così via. Infine, alcuni specialisti verificano le conclusioni degli analisti e sulla base di tali informazioni stilano una classifica.

 

La libertà negli ultimi vent’anni

Nel corso del 2025, 54 Paesi hanno registrato un deterioramento dei diritti politici e delle libertà civili, mentre solo 35 Paesi hanno registrato miglioramenti. Una faccenda che ha determinato un nuovo record (negativo) per l’indice: nel 2025 la libertà, a livello globale, è diminuita per il ventesimo anno consecutivo.

 

Secondo lo studio, sebbene negli ultimi due decenni molti diritti e libertà siano stati limitati, la libertà dei media, la libertà di espressione personale e il diritto a un processo equo hanno subito le conseguenze più gravi. Colpi di Stato, conflitti armati, attacchi alle istituzioni democratiche da parte di leader eletti e l’intensificarsi della repressione da parte dei regimi autoritari sono stati i principali fattori all’origine del deterioramento registrato in questo ventennio.

 

Ad ogni modo, l’Organizzazione tira le somme anche sul piano positivo. La maggior parte delle democrazie continua a dimostrare resilienza di fronte a sfide impegnative. Nonostante le pressioni interne e le minacce provenienti da potenze straniere, gli studiosi attestano che le democrazie continuano a dimostrare che i loro sistemi politici interni sono reattivi e in grado di correggere la rotta. Degli 87 Paesi classificati come liberi nel 2005, ben 76 – più dell’85% – sono rimasti liberi durante i due decenni di declino globale (quelli oggetto di studio). Inoltre, nuove democrazie hanno ripetutamente messo radici in circostanze difficili e le aspirazioni alla democrazia trovano regolarmente il sostegno popolare anche negli ambienti più repressivi.

 

Il peggioramento negli Stati Uniti

Guardando alle edizioni precedenti del report, negli ultimi due decenni, il punteggio degli Stati Uniti è sceso di 12 punti. La motivazione, secondo gli analisti dell’Organizzazione, è ascrivibile alla crescente polarizzazione politica. Il calo del 2025 è stato causato in parte dagli sforzi del governo per reprimere le manifestazioni non violente sia dei cittadini americani, sia dei non cittadini. Anche l’indebolimento delle misure anticorruzione e delle pratiche di applicazione della legge da parte dell’amministrazione presidenziale statunitense è stato indicato come uno dei fattori che hanno contribuito al punteggio inferiore rispetto agli anni precedenti.

 

Cosa si dice della libertà in Italia

Se si sfoglia lo studio ci si ritrova a leggere che, nel nostro Paese: “il governo nazionale ha indebolito le misure anticorruzione nonostante venissero alla luce casi legati a esponenti politici regionali. Questo sviluppo si somma agli sforzi dello Stato volti a limitare l’operato delle organizzazioni non governative che si occupano di migrazione”. Allo stesso tempo, nella pagina a noi dedicata, si può trovare la seguente descrizione: “Il sistema parlamentare italiano è caratterizzato da elezioni competitive a più partiti. Le libertà civili sono generalmente rispettate, ma permangono preoccupazioni riguardo ai diritti dei migranti e delle persone LGBT+. Le disparità regionali sono persistenti e significative. I problemi endemici legati alla corruzione e alla criminalità organizzata rappresentano una sfida costante per lo Stato di diritto e la crescita economica.”

 

Oltre alla prosa della nostra definizione, il risultato numerico che registriamo non è tra i migliori: il nostro è tra i Paesi che hanno visto maggiormente peggiorare (insieme a Stati Uniti e Bulgaria) il proprio indice sulle condizioni di libertà.

 

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