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cronaca

Mascherine a 50 centesimi? Anche la Protezione Civile le paga di più

Mascherine chirurgiche a 50 centesimi. Questo il prezzo calmierato promesso durante la conferenza stampa di domenica scorsa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il fatto è che anche la Protezione civile le ha pagate una cifra più alta.

Ora, la misura prevista dal governo vuole andare incontro alle famiglie che, utilizzando le mascherine monouso, potrebbero andare incontro ad una spesa media di 200 euro al mese per l’acquisto di questi dispositivi. La decisione ha però generato le proteste dei produttori, ma anche dei farmacisti, che ora rischiano di andare incontro ad una perdita economica.

Utilizzando i dati sui contratti di acquisto dei dispositivi di protezione individuale, resi disponibili dalla Protezione civile, Infodata ha scoperto che in alcuni casi anche la Prociv le ha pagate più di 50 centesimi l’una. E questo nonostante le abbia acquistate direttamente dai produttori e in grande quantità. I dati sono riassunti in questa infografrica:

Ogni barra rappresenta il costo unitario per ciascun contratto di acquisto di mascherine chirurgiche chiuso dalla Protezione civile a partire da febbraio. La linea rossa indica invece il prezzo calmierato da 50 centesimi promesso dal presidente Conte. Cliccando su ciascuna barra è possibile visualizzare le informazioni relative al venditore, alla quantità e alla tipologia di mascherina acquistata e al costo unitario. Un prezzo che deve essere inteso Iva esclusa.

Ora, come si vede ci sono alcuni contratti chiusi ad un costo inferiore ai 50 centesimi. Il prezzo più basso lo ha praticato la Mediberg srl, azienda della bergamasca, che le ha vendute a 24 centesimi l’una. La giapponese Tokyo Medical Consulting, invece, ha venduto 260mila mascherine a 1,67 euro. Facendo una media dei prezzi di acquisto degli oltre 180 milioni di mascherine acquistate dalla Protezione civile, si arriva a 34 centesimi. Sempre in media, tutta la filiera distributiva deve quindi comprimere i propri costi entro i 16 centesimi a pezzo altrimenti, stando alle parole del premier, finirà per lavorare in perdita.