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cronaca

Il cinema ha quasi triplicato le inquadrature. Ma a cosa è servito?

Secondo un’analisi di Stephen Follows, segnalata da FlowingData, il cinema ha quasi triplicato le inquadrature rispetto agli anni Cinquanta. Il ricercatore ha analizzato 8.770 lungometraggi usciti tra il 1930 e il 2025: dalle circa 550-580 inquadrature del periodo tra gli anni Trenta e Cinquanta si arriva a una mediana di 1.559 nella prima metà degli anni Venti. La mediana divide il campione in due: metà dei film sta sopra, metà sotto.

Come le ha contate? Con TransNet V2, una rete neurale che individua i passaggi tra inquadrature, comprese dissolvenze e sfumature. Il conteggio riguarda le sequenze continue tra due stacchi, non le scene. Follows ha verificato i risultati confrontandoli con i conteggi manuali dell’archivio Cinemetrics: nell’85% dei film lo scarto resta entro il 10%. Il sistema tende però a perdere qualche passaggio nei montaggi più rapidi.

Non dipende soltanto da film più lunghi: escludendo i titoli di coda, la durata media delle inquadrature passa da circa dieci secondi negli anni Cinquanta a poco più di quattro oggi. Ma l’accelerazione si concentra soprattutto tra il 1960 e il 2005. Negli ultimi vent’anni la crescita è modesta: il cinema corre, ma ha quasi smesso di accelerare.

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