Aumentano le imprese specializzate in tatuaggi e piercing. Negli ultimi dieci anni, in Italia, il numero è salito da 3.695 a 9.614 unità, che nella matematica imprenditoriale equivale ad un saldo di quasi seimila attività. Un incremento del 160% su base nazionale, ma che si registra in tutte le regioni italiane, anche se con intensità diverse.
È quanto emerge dall’analisi di UnionCamere, l’ente che rappresenta l’intero sistema delle Camere di commercio italiane, sia a livello nazionale, sia europeo. Lo studio è stato elaborato insieme a InfoCamere, che gestisce il Registro delle imprese. Partendo dai risultati del report, noi della redazione di Info Data abbiamo approfondito i dati, traducendoli in grafici e visualizzazioni, per aiutare le lettrici e i lettori de Il Sole 24 Ore a fare chiarezza sui fenomeni analizzati, proseguendo il lavoro di approfondimento già avviato su questi temi e che potete ritrovare in precedenti articoli.
Le regioni segnate dall’inchiostro
Guardando ai risultati per numero di imprese, la Lombardia si conferma il principale mercato italiano. Con 1.873 imprese, la regione del capoluogo meneghino registra nel 2026 oltre mille attività in più rispetto alle 831 censite nel 2017. Seguono il Lazio, con 983 attività, il Veneto con 909, il Piemonte con 856 e la Toscana con 852.
La mappa della crescita, tuttavia, restituisce un quadro diverso. A registrare l’aumento percentuale più consistente è la Sardegna, dove le imprese sono passate da 45 a 177, mettendo a segno un incremento del 293%. Alle sue spalle si collocano la Puglia, con una crescita del 245%, la Sicilia con il 243% e la Campania con il 223%.
Il peso dell’imprenditorialità femminile
Il settore si distingue per una forte partecipazione femminile. Al 30 giugno 2026 le imprese guidate dalle tatuatrici sono 4.334, pari al 45,1% del totale: quasi una su due. Questo appare ancora più evidente guardando alle singole regioni, dove il peso della presenza femminile si riscontra spesso, superando la metà delle attività. Questo accade in Friuli-Venezia Giulia, dove raggiunge il 59,8%, in Liguria con il 54,3%, in Trentino-Alto Adige con il 52,9%, in Emilia-Romagna con il 52% e in Veneto con il 50,4%.
Roma, capitale del settore
Facendo una classifica dei comuni italiani maggiormente interessati dal fenomeno, Roma occupa il primo posto con 440 imprese. Nel 2017 le aziende della Capitale specializzate in tatuaggi e piercing erano 176, quindi un saldo pari a 264 attività in più, equivalente a un’espansione del 150%. Torino è seconda in classifica, con 296 imprese, seguita da Milano con 180 e Firenze con 137. Completano la graduatoria Bologna con 108 attività, Genova con 95, Napoli con 90, Bari con 74, Verona con 72 e Brescia con 71. Tutti i dieci comuni hanno ampliato la propria base imprenditoriale rispetto al 2017.
Focalizzandoci sulla crescita, è Bari a mostrare l’accelerazione più marcata: in dieci anni le attività sono passate da 10 a 74, con una crescita del 640%. Seguono Brescia, salita da 19 a 71 imprese, con un incremento del 273,7%, Verona, passata da 21 a 72 attività, con il 242,9%, e Genova, cresciuta da 28 a 95 imprese, con il 239,3%. Torino registra un aumento del 171,6%, mentre Firenze cresce del 163,5%. Milano, pur restando terza per numerosità, presenta nella Top 10 l’incremento percentuale più contenuto, pari all’80%.
Un consolidamento riconoscibile
Nel report di UnionCamere si evidenzia un particolare fenomeno: parallelamente all’espansione del settore cambia la struttura anagrafica dei titolari delle imprese individuali. Gli under 30 rappresentano il 18,1%, in calo rispetto al 25,5% del 2017. La quota degli over 50 è invece più che raddoppiata, passando dal 4,5 al 10,7 per cento. Allo stesso tempo, la fascia compresa tra i 30 e i 50 anni resta largamente maggioritaria: raccoglie il 71,2% dei titolari, una percentuale sostanzialmente stabile rispetto al 70% registrato nel 2017. Il ridimensionamento della componente più giovane non coincide quindi con una contrazione del mercato, ma accompagna una crescita diffusa delle attività e un progressivo ampliamento della presenza delle fasce anagrafiche più mature. Tutti segnali di un consolidamento del settore.
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