La mappa sembra quasi una termografia dell’Europa. Il rosso avvolge il Mediterraneo occidentale e risale lungo l’Atlantico. Il 13 agosto 2026, secondo Copernicus Marine Service, la temperatura superficiale del mare superava la media di lungo periodo di circa 6 °C nel Golfo del Leone, davanti alla Francia meridionale. Anomalie oltre 5 °C comparivano anche nell’Atlantico al largo della Penisola Iberica. Più fresche della norma, invece, alcune zone dell’Egeo. Sono gli effetti di una vasta ondata di calore marina che ha interessato per buona parte dell’estate il Mediterraneo occidentale e il Nord-Est Atlantico.
Il mare, in questo caso, funziona come una gigantesca batteria termica: accumula energia lentamente e la restituisce lentamente. E infatti luglio 2026 ha registrato, secondo il Copernicus Climate Change Service (C3S), la più alta temperatura superficiale mai osservata per il mese negli oceani extra-polari: 20,96 °C, contro il precedente record di 20,89 °C del 2023. Lungo le coste atlantiche europee e nel Mediterraneo occidentale le temperature marine di luglio hanno raggiunto valori record.
Un’estate europea da record
Il dato più netto riguarda l’Europa occidentale. La media di giugno e luglio è stata la più alta mai registrata: 21,62 °C, cioè 2,79 °C sopra la media 1991-2020. Giugno da solo aveva chiuso a 20,74 °C, +3,06 °C sulla norma. In luglio il caldo si è intrecciato con siccità, suoli secchi e incendi: una combinazione che si autoalimenta, perché un terreno senza acqua evapora meno e quindi raffredda meno l’aria.
Il quadro non si è fermato a luglio. La World Meteorological Organization segnala che in agosto alcune aree europee hanno affrontato la quarta ondata di calore da maggio, con conseguenze su agricoltura, fiumi, trasporti, energia e incendi. La WMO sottolinea che gli episodi di caldo estremo stanno diventando più frequenti, intensi e persistenti in un clima più caldo.
E l’autunno?
Le previsioni stagionali vanno lette come probabilità, non come meteo a tre mesi. Ma il segnale, per ora, è piuttosto chiaro. L’aggiornamento del 10 agosto del Copernicus Climate Change Service, basato sui modelli stagionali coordinati da ECMWF, indica per gran parte dell’Europa una probabilità superiore alla norma di avere temperature autunnali collocate oltre l’80° percentile della distribuzione climatica. Per l’Europa meridionale e occidentale emerge anche un segnale verso precipitazioni superiori alla media, ma con un’affidabilità inferiore rispetto alle previsioni tropicali. Sullo sfondo c’è El Niño, il riscaldamento periodico del Pacifico equatoriale che ridisegna la circolazione atmosferica globale. La WMO prevede che l’evento continui almeno fino a novembre con probabilità vicine o superiori al 90%; il Joint Research Centre della Commissione europea considera possibile un episodio molto forte. Per l’Europa, tuttavia, il legame è meno meccanico che ai tropici: i modelli indicano un autunno probabilmente più caldo della media, ma non consentono di tradurre El Niño in una sequenza precisa di piogge e ondate di caldo sull’Italia.
In altre parole, l’estate si avvia alla chiusura. Il bilancio termico del 2026, invece, resta molto aperto.
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