Ci sono immagini astronomiche che funzionano come fotografie. E poi ci sono immagini che funzionano come archivi.
La Nebulosa Occhio di Gatto sembra un oggetto ornamentale. In realtà è un archivio. Un archivio della morte di una stella.
Si chiama NGC 6543, si trova nella costellazione del Drago e dista circa 4.400 anni luce dalla Terra. È una nebulosa planetaria, cioè il guscio di gas espulso da una stella simile al Sole quando termina il suo carburante nucleare. Il nome è fuorviante: non ha nulla a che fare con i pianeti. È un errore storico nato nell’Ottocento, quando questi oggetti apparivano nei telescopi come piccoli dischi tondeggianti.
L’immagine diffusa dall’ESA racconta due storie insieme. La prima è quella del telescopio spaziale Hubble, che osserva il cuore della nebulosa con un dettaglio quasi microscopico. La seconda è quella di Euclid, il satellite europeo progettato per mappare materia oscura e geometria dell’universo. Euclid guarda più lontano e più largo: nello stesso campo visivo compaiono l’alone di gas espulso in epoche precedenti e un fondo di galassie remote. È un po’ come osservare un palazzo con una lente da laboratorio e nello stesso tempo vedere l’intero quartiere da un satellite.
La struttura della nebulosa non è semplice. Gli astronomi vedono gusci concentrici, archi luminosi e filamenti scolpiti da onde d’urto. Ogni forma è il risultato di una fase diversa della perdita di massa della stella centrale. In altre parole, la nebulosa funziona come una stratigrafia cosmica. Gli strati raccontano episodi successivi di espulsione di gas, un processo che dura poche decine di migliaia di anni: pochissimo su scala astronomica.
Hubble aveva già fotografato la Nebulosa Occhio di Gatto negli anni Novanta, mostrando per la prima volta quanto fossero complesse queste strutture. L’aggiunta di Euclid cambia però la prospettiva. Non solo il dettaglio, ma il contesto. Non solo la morfologia del gas, ma la sua estensione nello spazio circostante.
Per gli astronomi questi oggetti sono laboratori naturali. Tra circa cinque miliardi di anni anche il Sole attraverserà una fase simile, espellendo i suoi strati esterni e lasciando al centro una nana bianca. La forma non sarà identica – campi magnetici, rotazione e possibili stelle compagne cambiano la geometria del gas – ma la fisica sarà la stessa.
Guardare la Nebulosa Occhio di Gatto significa quindi osservare qualcosa di familiare con largo anticipo. Una previsione cosmica scritta nel gas.
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