Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Sempre più giovani scelgono filosofia, lettere e storia

C’è una narrazione che si ripete con insistenza nel dibattito pubblico: le nuove generazioni avrebbero voltato le spalle alle discipline umanistiche, attratte quasi esclusivamente dalle lauree STEM, percepite come più spendibili sul mercato del lavoro. È falso.
Le serie storiche sul profilo dei laureati elaborate da Almalaurea dal 2006 al 2024, relative alle lauree triennali e magistrali in Filosofia, Lettere e Storia, restituiscono un quadro che smentisce il luogo comune. Non solo non si registra alcun crollo, ma negli ultimi dieci anni la tendenza è chiaramente in crescita. Un elemento che rafforza il dato riguarda la struttura per età: la quota di studenti con oltre 27 anni alla laurea oscilla tra il 10% e il 20% ed è nel complesso stabile o in calo. Ciò significa che la dinamica non è trainata da rientri tardivi o seconde carriere, ma riguarda le coorti universitarie tradizionali.

Filosofia: +26% in dieci anni

Il caso di Filosofia è tra i più eloquenti. Nel 2015 i laureati triennali erano 1.947; nel 2024 sono saliti a 2.454, con un incremento del 26% in un decennio. Se si allarga la prospettiva al 2006, quando i laureati erano appena 1.287, l’aumento sfiora il 90%. La crescita è stata progressiva e costante: 2.223 laureati nel 2018, 2.221 nel 2021, fino al massimo storico del 2024.
La componente femminile resta maggioritaria, ma l’aumento coinvolge entrambi i generi: nel 2015 gli uomini erano 930 e le donne 1.017; nel 2024 i valori sono rispettivamente 1.188 e 1.266. La quota di laureati con oltre 27 anni scende dal 17,5% al 14%, variazione contenuta che conferma la stabilità della struttura demografica.
Anche le lauree magistrali in Filosofia consolidano il trend: dai 1.265 laureati del 2015 si arriva a 1.372 nel 2024, con una crescita dell’8%. Il dato è ormai stabilmente sopra quota 1.300, un livello molto lontano dai soli 691 laureati magistrali del 2009 (i laureati magistrali del 2006 sono pochi anche perché la riforma del 3+2 era stata da poco introdotta).

Lettere: crescita esplosiva dal 2006, oggi stabile su numeri alti

Lettere partiva già da numeri elevati e la sua dinamica si legge meglio guardando l’arco lungo. Nel 2015 i laureati triennali erano 5.301; nel 2024 sono 5.463, con un incremento del 3%. Apparentemente modesto, ma la crescita più intensa era già avvenuta nel decennio precedente: dai 2.401 laureati del 2006 si era passati ai 4.552 del 2012. In meno di vent’anni il numero è più che raddoppiato, con un balzo complessivo del 127%.
La distribuzione di genere è fortemente sbilanciata verso le donne: nel 2024 sono 4.075 le laureate contro 1.388 laureati uomini. Anche in questo caso la quota di studenti over 27 cala leggermente, dall’13,2% all’11,4%, a conferma di una struttura demografica stabile nel tempo.

Storia: il 2024 è il massimo storico della serie

In Storia i laureati triennali passano da 1.339 nel 2015 a 1.589 nel 2024: un incremento del 19% in dieci anni. Dopo una flessione nei valori del 2018 e del 2021, il 2024 segna il punto più alto dell’intera serie storica.
È la sola delle tre discipline in cui la componente maschile risulta più numerosa: nel 2024 gli uomini sono 993, le donne 596. La quota di laureati con oltre 27 anni si mantiene più alta rispetto alle altre aree – 23,4% nel 2015, scesa al 20% nel 2024 – ma senza variazioni strutturali di rilievo.

Scienze delle religioni: numeri piccoli, crescita del 131%

Un caso a sé, per dimensioni ma non per direzione, è quello delle lauree magistrali in Scienze delle religioni. Nel 2015 i laureati erano 29; nel 2024 sono 67, con un incremento del 131% in meno di dieci anni. I valori assoluti rimangono contenuti, ma la dinamica è inequivocabile.
Vale la pena precisare il contesto: i corsi di laurea magistrale in Scienze delle religioni (classe LM-64) sono attivi presso università pubbliche italiane e hanno un impianto interdisciplinare che integra storia, antropologia, filosofia, filologia e analisi comparata delle tradizioni religiose. Non si tratta di formazione confessionale o privata, ma di percorsi inseriti nei dipartimenti umanistici degli atenei statali, con obiettivi scientifico-formativi legati allo studio critico del fenomeno religioso nelle società contemporanee. Il fatto che questi corsi registrino una crescita, seppur su basi numeriche ridotte, indica che l’interesse per lo studio accademico delle religioni è parte integrante dell’offerta formativa pubblica.

Il saldo complessivo: quasi mille laureati in più

Sommando le lauree triennali in Filosofia, Lettere e Storia, nel 2015 i laureati erano complessivamente 8.587. Nel 2024 sono 9.506. Quasi mille titoli in più in dieci anni. Se si include Scienze politiche, l’incremento supera ampiamente le duemila unità.
È un dato che riguarda laureati, cioè percorsi portati a termine. Il numero incorpora già abbandoni e ritardi: se i titoli aumentano, significa che più studenti completano il percorso. Non si tratta di un effetto immatricolazioni gonfiato da una domanda poi dispersa, ma di laureati effettivi.

Scienze politiche: +21%, una crescita trainata dalle donne

Allargando lo sguardo a un’area disciplinare di impegno sociale come scienze politiche, scopriamo i laureati triennali passano da 5.022 nel 2015 a 6.075 nel 2024: un aumento del 21%, pari a oltre mille titoli in più in dieci anni. La traiettoria è robusta e continua.
Particolarmente significativo è il cambiamento nella composizione per età: nel 2009 la quota di laureati con oltre 27 anni sfiorava il 33%; nel 2024 è scesa all’11,3%. Non solo crescono i numeri assoluti, ma si abbassa sensibilmente l’età relativa alla laurea, segnale che la disciplina intercetta in misura crescente studenti nel percorso universitario standard, non fuori corso o rientranti.

E dopo la laurea? Otto su dieci lavorano

Resta il nodo del lavoro, spesso usato come argomento principale contro le scelte umanistiche. Anche qui, i dati ridimensionano il luogo comune. Su 7.003 laureati magistrali dell’area umanistica nel 2021, Almalaurea ne ha intervistati 4.171 nel 2024 sulla loro condizione occupazionale, a tre anni dal titolo. Il risultato: 8 su 10 lavorano, 1 è ancora impegnato in un percorso formativo successivo – master o dottorato – e solo 1 su 10 è disoccupato.

Nulla di tutto questo nega l’espansione delle lauree tecnico-scientifiche, che è reale e documentata. Ma i numeri smontano l’idea di un esodo dalle discipline umanistiche e dalle scienze sociali. E mettono in discussione un altro luogo comune, forse ancora più radicato: quello di una generazione apatica, meno curiosa, meno disposta a confrontarsi con il pensiero critico e la complessità. I dati dicono il contrario.

Per approfondire. 

I laureati magistrali in lingue non solo tengono, ma sono ai massimi storiciz

Inglese e mandarino sono le lingue più parlate #Infographics

Come si misura la diffusione delle lingue nel mondo?

In 40 anni chi parla dialetto è passato dal 32% al 9,6%