Il referendum che si terrà il 22 e il 23 marzo in Italia mira, tra gli altri obiettivi, a ridurre il peso delle correnti della magistratura. Ma cosa sono le correnti e quali sono quelle dei membri togati eletti al Consiglio Superiore della Magistratura?
Il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo di autogoverno dei magistrati e decide su temi come le nomine dei capi degli uffici giudiziari, i trasferimenti, le progressioni di carriera e i procedimenti disciplinari, mentre le correnti sono gruppi associativi interni alla magistratura italiana che nascono all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), il sindacato rappresentativo dei magistrati.
Le correnti non sono partiti politici e non fanno parte formalmente dello Stato, ma sono associazioni culturali e programmatiche di magistrati che condividono una visione su determinati aspetti della giustizia: organizzazione, ruolo del pubblico ministero, rapporto tra magistratura e politica, carriera e valutazioni professionali e autonomia e indipendenza della giurisdizione. Le principali correnti oggi presenti sono Magistratura Indipendente, Area (Area Democratica per la Giustizia), Unità per la Costituzione e Autonomia e Indipendenza; esistono poi magistrati non iscritti ad alcuna corrente o quelli iscritti, ma eletti come indipendenti.
Il ruolo delle correnti diventa centrale anche nelle elezioni del CSM, poiché queste propongono candidati, organizzano il consenso tra i magistrati e influenzano gli orientamenti culturali e organizzativi dell’organo stesso: i magistrati scelti sono quindi eletti come singoli, ma le correnti dietro a ciascuno di essi possono essere viste come liste simili a quelle parlamentari. È proprio questo comportamento che spesso ha sollevato critiche all’organizzazione dell’ANM, accusando le correnti di eccessiva politicizzazione interna, logiche di spartizione degli incarichi e peso eccessivo nelle nomine.
Oggi, in seguito alle elezioni del 2022, c’è una distribuzione relativamente bilanciata all’interno dei membri togati per quanto riguarda la rappresentazione delle diverse correnti: su 20 seggi togati, 7 sono assegnati a Magistratura Indipendente (corrente solitamente associata alla Destra), 7 ad Area (corrente solitamente associata alla Sinistra) e 4 a Unità per la Costituzione (corrente solitamente associata al Centro), mentre i restanti 2 sono occupati da soggetti indipendenti.
Prima del 2019 le correnti della magistratura avevano un ruolo molto incisivo all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura: il sistema elettorale, che prevedeva 16 membri togati ed era strutturato in modo da favorire gruppi organizzati su base nazionale, rendeva difficile l’elezione di candidati non collegati a una corrente e rafforzava la formazione di maggioranze interne nelle decisioni sulle nomine e sugli incarichi direttivi. Dopo lo scandalo del 2019 che coinvolse Luca Palamara, la riforma del 2022 ha aumentato i togati a 20 e introdotto un meccanismo di sorteggio temperato per la selezione delle candidature, con l’obiettivo di ridurre il peso delle correnti organizzate e favorire una maggiore apertura a candidature non strutturate, in un quadro oggi più frammentato rispetto al passato.
Nel corso degli anni le correnti hanno influenzato diversamente l’elezione dei membri togati: nel 1990 il 40% dei seggi era occupato dalla corrente di Centro, cioè Unità per la Costituzione, mentre le correnti di Destra e quelle di Sinistra occupavano rispettivamente solamente il 25% e il 20% dei posti disponibili. Nel 2022, trent’anni dopo, i seggi di Unità per la Costituzione sono stati dimezzati, riservando solamente il 20% del totale, mentre sono saliti quelli delle correnti di Magistratura Indipendente e di Area, le quali detengono entrambe il 35% dell’organo.