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scienze

Ancora la cometa interstellare 3I/ATLAS nella lente del telescopio spaziale Hubble

Da quando la cometa ha raggiunto il perielio il 29 ottobre 2025 (fonte: Asteroidi & Dintorni), gli osservatori hanno iniziato a registrare segnali che rendono 3I/ATLAS diversa dalle comete che conosciamo. Il James Webb ha rilevato una coma dominata da anidride carbonica, con un rapporto CO₂/H₂O tra i più elevati mai misurati (fonte: arXiv 2508.18209). È come trovare un ingrediente in proporzioni sbagliate in una ricetta di famiglia: capisci subito che non viene dalla tua cucina. Alcune osservazioni suggeriscono perfino fenomeni di criovulcanismo, una sorta di eruzione di ghiacci e gas più comune negli oggetti trans-nettuniani che nelle comete a breve periodo (fonte: IFLScience).

La polarimetria ottenuta da strumenti come il VLT aggiunge un ulteriore tassello. La luce diffusa dalla polvere di 3I/ATLAS mostra un pattern — un “ramo di polarizzazione negativa” — più simile a quello di certi oggetti della Fascia di Kuiper che non alle comete tradizionali (fonte: arXiv 2509.05181). È un po’ come analizzare la grana di una roccia e accorgersi che il minerale non può essersi formato nelle stesse condizioni di temperatura e pressione dei nostri ambienti. Infine, modelli recenti descrivono la cometa come un corpo primitivo carbonaceo, ricco di metallo nativo: un materiale che nelle comete solari non osserviamo quasi mai (fonte: arXiv 2511.19112).

Perché, dunque, se ne parla tanto? La risposta sta nella rarità, nella fisica e nella narrativa scientifica. Rarità perché gli oggetti interstellari confermati si contano sulle dita di una mano e ogni nuovo esemplare è una finestra aperta sulle fasi di formazione di altri sistemi planetari. Fisica perché la composizione di 3I/ATLAS incrina modelli consolidati: se altrove le comete si formano con più ghiaccio di CO₂ e meno acqua, allora i dischi protoplanetari non sono tutti uguali. E narrativa perché, nel dibattito pubblico, l’idea di un corpo che arriva “da fuori” porta con sé metafore potenti: semi chimici che viaggiano tra le stelle, messaggeri di mondi lontani, testimonianze materiali di come la materia si organizza quando nessuno la guarda da vicino.

È per questo che il nuovo scatto di Hubble non è un semplice aggiornamento visivo, ma un reminder: ogni tanto il Sistema Solare riceve posta da un altro indirizzo. E 3I/ATLAS, con la sua chimica deviata e la sua dinamica non legata, è uno dei biglietti più interessanti che abbiamo aperto negli ultimi anni.

Per approfondire.