Una fotografia dell’universo quando aveva meno del 5% della sua età attuale. È questo che ha catturato il telescopio spaziale James Webb Space Telescope osservando una galassia ultra-debole distante circa 13 miliardi di anni luce. La ricerca è stata pubblicata su The Astrophysical Journal. Qui trovate il link all’articolo dell’Inaf
Il risultato arriva da un team internazionale guidato dall’Kanazawa University a cui partecipa anche Eros Vanzella dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La galassia si chiama LAP1-B e potrebbe essere uno dei migliori candidati osservati finora per rappresentare l’antenato delle cosiddette “galassie fossili” che oggi orbitano attorno alla Milky Way.
La caratteristica più interessante non è solo la distanza. È la composizione chimica. Le regioni di formazione stellare osservate dal Webb mostrano un’abbondanza di ossigeno pari ad appena 1/240 di quella presente nel Sole. In astronomia questo significa osservare un ambiente quasi incontaminato, molto simile a quello delle prime galassie nate dopo il Big Bang.
Il telescopio ha inoltre rilevato un rapporto carbonio-ossigeno insolitamente elevato. Un dettaglio importante perché suggerisce che le prime generazioni di stelle abbiano già iniziato ad arricchire il gas circostante, ma in modo diverso rispetto alle galassie moderne. Secondo i ricercatori, questo oggetto potrebbe rappresentare una sorta di fossile cosmico rimasto quasi immutato per miliardi di anni.
C’è poi un altro elemento chiave: la materia oscura. Le simulazioni indicano che LAP1-B vive all’interno di un piccolo alone dominato quasi completamente da materia invisibile. La massa stellare osservata è minima, mentre la gravità necessaria a tenere insieme il sistema richiede molta più massa di quella visibile.
Dal punto di vista tecnico la fotografia è particolare anche per un altro motivo. Webb non sta semplicemente “vedendo lontano”. Sta sfruttando l’effetto lente gravitazionale prodotto da ammassi di galassie intermedi che amplificano la luce dell’oggetto. Una tecnica che permette di osservare sorgenti così deboli da risultare quasi invisibili persino per il telescopio più potente mai costruito.
LAP1-B potrebbe quindi essere una finestra diretta sulle prime strutture galattiche dell’universo. Piccole, povere di metalli, dominate dalla materia oscura e capaci di raccontare come si sono accese le prime stelle cosmiche.
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