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Uno studio ha stimato le morti dovute al caldo eccessivo causato dal cambiamento climatico. In due grafici la mappa della mortalità

L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di morti legati al caldo attribuibili al cambiamento climatico. A dirlo è uno studio guidato dall’Imperial College di Londra e dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, che ha preso in considerazione 854 città in 30 paesi europei, centri urbani che rappresentano circa il 40% della popolazione delle nazioni esaminate. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori sono partiti da curve ricavate dai decessi e dalle temperature registrate tra il 2000 ed il 2019, che indicano di quanto aumenta il rischio di morire quando la temperatura supera una certa soglia.

Quindi hanno elaborato, a partire da dati Eurostat e di WorldPop, il numero di decessi che ci si aspetta in un giorno qualsiasi in ciascuna città. E applicando questi dati alle curve hanno elaborato due scenari. Il primo stima le morti legate al caldo con le temperature effettivamente registrate nell’estate 2026. Il secondo ripete lo stesso calcolo sottraendo a quelle temperature il riscaldamento causato dalle attività umane, che in Europa vale in media circa 2,5 gradi. La differenza tra i due scenari rappresenta la stima delle morti attribuibili al cambiamento climatico.

Differenza che per l’Italia è pari a 8.772 decessi imputabili al riscaldamento globale su un totale di 13.303 legati al caldo. In numeri assoluti, è il dato più alto a livello europeo. L’indicatore è complesso, ma dice di quanto in un paese o in una singola città le persone siano esposte ai rischi legati alla crisi climatica. A livello di singole città, in Italia Napoli e Pescara sono le città dove la mortalità attribuibile al clima che cambia è pari al 77% di tutta quella causata dal caldo, Gela è l’ultima con il 39%.

Bene sottolineare, anche per spiegare come una città del sud della Sicilia sia quella con la quota di decessi legati al cambiamento climatico più bassa, che questa quota così bassa non significa necessariamente un’estate meno pericolosa: secondo lo studio, dove il caldo è più estremo, una parte delle morti si sarebbe verificata anche senza il riscaldamento causato dall’uomo. Che è comunque riuscito a peggiorare le cose.

Ma non è tutto: se quella elaborata dai ricercatori britannici è una stima, i dati per una misurazione più approfondita del fenomeno ci sono. O meglio, ci sarebbero. Come spiega infatti in una nota ECCO, think tank italiano che si occupa di clima, «l’Italia pubblica l’eccesso di mortalità osservato, ma solo per le 54 città del sistema SiSMG, circa un terzo della popolazione, e non una stima nazionale». In Germania, Grecia e Portogallo la copertura arriva al 100% del territorio, in Spagna al 93%, in Francia all’84%.

Dal computo italiano «restano fuori aree rurali, piccoli e medi comuni e chi lavora all’aperto, popolazioni per cui mancano un’allerta calibrata sul loro rischio e un dato di mortalità tempestivo. Ciò che manca non è una nuova infrastruttura, ma un mandato chiaro per estendere la copertura, rendere più omogenea la prevenzione locale e valutare in modo sistematico ciò che funziona, così che l’impatto del caldo sia misurato, compreso e affrontato su tutto il territorio», afferma Eleonora Cogo, Climate Finance Lead di ECCO. Una misurazione la cui necessità trova conferma nei dati dello studio guidato dall’Imperial College di Londra e dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine.

 

Per approfondire.

Col caldo, bere molta acqua e mangiare frutta. In Italia 240 grammi a testa al giorno.

Caldo estremo, istruzioni per l’uso. I consigli dell’Organizzazione mondiale della sanità

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