Chiunque si sia anche solo informato rispetto all’acquisto di un’auto elettrica, si sarà sentito spiegare che le case produttrici garantiscono una capacità residua della batteria dell’80% dopo 8 anni dall’acquisto o 150mila chilometri percorsi. La notizia è che si tratterebbe di una stima alquanto pessimista.
A dirlo è Aviloo, azienda austriaca leader a livello globale nel settore del monitoraggio delle batterie, che ha da poco rilasciato il suo Certified EV Battery Report. Si tratta di uno studio condotto su migliaia di esemplari di una ventina di modelli di auto elettriche, la capacità delle batterie delle quali è stata testata dopo 50, 100 e 150mila chilometri di percorrenza. InfoData si è concentrata su quest’ultimo dato, visualizzato nel grafico che apre questo pezzo (nel quale, è bene farlo presente al lettore, l’asse X non è scalato a zero, scelta grafica che enfatizza le differenze tra i diversi modelli presi in considerazione).
Il risultato migliore lo ottiene la Mercedes EQA, un suv elettrico della casa tedesca, la cui batteria ha una capacità residua del 93,97% dopo 150mila chilometri. Bene precisare che si tratta del valore mediano ottenuto testando le batterie di migliaia di veicoli. In questo caso, si tratta di poco meno di 19mila. Il modello più testato è la Tesla Model 3: i tecnici Aviloo hanno potuto verificare la capacità residua (o State of Health, stato di salute, abbreviato in SoH) di oltre 92mila esemplari dell’auto prodotta dall’azienda guidata da Elon Musk.
La seconda miglior prestazione in termini di conservazione della batteria è della Ioniq 5 di Hyundai, che ha mostrato una capacità residua mediana del 93,79%. Terza piazza per la BMW i4, che ha conservato il 93,62% della capacità di immagazzinare energia. In fondo alla classifica c’è la Nissan Leaf ZE1, seconda generazione della popolare elettrica della casa nipponica, che ha conservato l’86,67% della propria capacità. Un valore che, per quanto non la premi rispetto alle altre auto esaminate, la pone comunque al di sopra della quota garantita dalle case automobilistiche.
Quello pubblicato da Aviloo è uno studio condotto su oltre 500mila veicoli tra il 2022 ed il 2026, ma che ha l’obiettivo di arrivare a testare un milione di pacchi batteria. Ed è anche bene precisare che sulla conservazione della capacità residua della batteria incide molto anche il comportamento di chi acquista l’auto: ricariche continue da colonnine fast e ultrafast, ovvero quelle più veloci che si trovano ad esempio nelle aree di sosta delle autostrade, comportano un’usura della batteria maggiore di quelle effettuate dalle colonnine quick, che ricaricano in corrente alternata e che stanno pian piano popolando paesi e città italiane.
L’aspetto positivo è che dati di questo tipo rispetto all’usura delle batterie potrebbero rappresentare una spinta anche per il mercato delle auto elettriche usate. Le quali secondo Dat, azienda che raccoglie dati per l’industria automobilistica, nel primo semestre del 2026 hanno rappresentato appena l’1,4% del mercato delle vetture di seconda mano.
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