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scienze

Quanto è grande il buco dell’ozono nel 2026? Oltre 25 milioni di km²

Il buco dell’ozono sopra l’Antartide è tornato a farsi molto grande. Il 12 settembre 2026 ha raggiunto una superficie di circa 25 milioni di chilometri quadrati, cinque milioni in più rispetto alla media del periodo. Già alla fine di agosto era più esteso dell’intero continente antartico. E secondo le previsioni del Copernicus Atmosphere Monitoring Service potrebbe crescere ancora.

Per avere un ordine di grandezza, 25 milioni di chilometri quadrati equivalgono a più di 80 volte la superficie dell’Italia.

Non significa però che il buco dell’ozono abbia improvvisamente ricominciato ad allargarsi nel lungo periodo. È qui che bisogna distinguere il meteo dalla climatologia, o meglio la variabilità di un singolo anno dalla tendenza di fondo.

Il buco dell’ozono antartico si forma ogni anno durante la primavera dell’emisfero australe, tra agosto e ottobre, e normalmente raggiunge la massima estensione tra metà settembre e metà ottobre. Copernicus considera parte del “buco” le aree a sud dei 60 gradi di latitudine nelle quali la quantità totale di ozono scende sotto le 220 Dobson Unit, l’unità utilizzata per misurare la quantità di ozono presente in una colonna di atmosfera.

Il meccanismo dipende da una combinazione di chimica e meteorologia. Nella stratosfera antartica, quando le temperature scendono sotto circa -78 °C, possono formarsi le cosiddette nubi stratosferiche polari. Sulle particelle di ghiaccio contenute in queste nubi alcune sostanze contenenti cloro vengono trasformate in forme chimicamente più reattive. Quando, dopo l’inverno polare, torna la luce del Sole, si innescano reazioni che distruggono rapidamente le molecole di ozono.

Per questo la dimensione del buco può oscillare molto da un anno all’altro in funzione delle temperature stratosferiche e della forza del vortice polare.

Sul lungo periodo, invece, la direzione resta diversa. Le sostanze responsabili della distruzione dell’ozono sono state progressivamente eliminate grazie al Protocollo di Montreal, firmato nel 1987 ed entrato in vigore nel 1989. Copernicus osserva che, nonostante le forti oscillazioni annuali, i dati mostrano una tendenza alla diminuzione dell’area del buco e un lento recupero dello strato di ozono.

Il dato del 2026 è quindi interessante proprio perché racconta due cose contemporaneamente: quest’anno il buco dell’ozono antartico è molto esteso, ma una singola stagione non basta a invertire una tendenza che si misura su decenni.

È anche una piccola lezione su come leggere i dati ambientali. 25 milioni di chilometri quadrati fanno notizia. La serie storica spiega cosa significa davvero quel numero.

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