Qual è il nome associato alle persone più anziane degli Stati Uniti? La domanda sembra uscita da una conversazione da bar, ma dietro la risposta c’è un esercizio di analisi dei dati che unisce demografia, statistica e storia sociale. A rilanciare il risultato è stato il sito FlowingData, che ha raccontato il lavoro svolto dal ricercatore e sviluppatore Erin Davis. Secondo i suoi calcoli, il nome con l’età media più elevata negli Stati Uniti nel 2025 è Myrtle, con un’età stimata di circa 84 anni.
Il risultato non nasce da un sondaggio né da un censimento diretto. Davis ha costruito una stima utilizzando due grandi archivi pubblici. Da una parte i dati della Social Security Administration, che registrano quanti bambini hanno ricevuto un determinato nome anno per anno. Dall’altra le tavole di mortalità statunitensi, che permettono di stimare quale quota delle persone nate in ciascun anno sia ancora in vita oggi.
L’idea è semplice ma efficace. Se sappiamo che un certo numero di bambine è stato chiamato Myrtle nel 1935 e possiamo stimare quante di loro siano ancora vive nel 2025, possiamo ricostruire la distribuzione anagrafica contemporanea di quel nome. Ripetendo l’operazione per ogni anno di nascita si ottiene una popolazione stimata delle persone che portano quel nome. A quel punto basta calcolare un’età media ponderata, attribuendo a ogni coorte il peso derivante dal numero di persone presumibilmente ancora in vita.
Il risultato racconta qualcosa che va oltre la curiosità. I nomi seguono cicli generazionali molto marcati. Alcuni conoscono una fase di forte popolarità e poi scompaiono quasi completamente dalle nuove generazioni. Myrtle è un esempio perfetto: era un nome relativamente diffuso all’inizio del Novecento, ma è progressivamente uscito dall’uso. Di conseguenza, oggi le persone che lo portano appartengono quasi tutte alle fasce più anziane della popolazione.
Come osserva FlowingData, l’analisi mostra come i nomi possano essere utilizzati come indicatori indiretti dei cambiamenti culturali. Ogni nome conserva infatti una sorta di impronta temporale che riflette le mode, i riferimenti culturali e le preferenze di un’epoca. Osservare la distribuzione per età di un nome significa quindi leggere una piccola parte della storia sociale del Paese.
Naturalmente il metodo presenta alcuni limiti. Il principale riguarda l’immigrazione. Il modello si basa infatti sui registri delle nascite negli Stati Uniti e non tiene conto in modo completo delle persone arrivate successivamente dall’estero. Per alcuni nomi molto diffusi nelle comunità immigrate questo può produrre stime meno precise.
Resta però un esempio interessante di come si possano combinare dataset pubblici per ottenere informazioni nuove. È il tipo di esercizio che piace agli appassionati di visualizzazione dei dati: partire da archivi amministrativi apparentemente ordinari e trasformarli in una lente attraverso cui osservare l’evoluzione della società. In questo caso la domanda era quale fosse il nome più vecchio d’America. La risposta è Myrtle. Ma la vera notizia è il percorso statistico che permette di arrivarci.
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