Il 4 febbraio 2026 il trattato New START (STrategic Arms Reduction Treaty) tra Stati Uniti e Russia è giunto al termine e le due grandi potenze mondiali hanno deciso di non rinnovarlo, permettendo, di fatto, a entrambe di produrre armi nucleari senza alcun limite. Sebbene questo trattato sia stato siglato nel 2010, la storia degli accordi tra Washington e Mosca è ancora più vecchia, così come quella che regolamentava la produzione di ordigni nucleari tra i vari paesi che li hanno realizzati e testato.
Il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari
Il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari è, oggi, l’unico strumento a livello globale in materia di disarmo e di non proliferazione di armi nucleari. È entrato in vigore nel 1970, inizialmente fino al 1995, poi rinnovato a tempo indefinito, vantando la partecipazione di 191 Stati membri, tra cui Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti, cioè i paesi dotati di arma nucleare e che costituiscono i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.
Gli obiettivi principali dell’accordo sono tre: disarmo, non proliferazione e usi pacifici dell’energia nucleare. Sul disarmo, ogni Paese membro partecipa a negoziati al fine di ridurre la corsa agli armamenti e per l’eliminazione degli arsenali nucleari, mentre relativamente alla non proliferazione, ciascuno Stato si impegna a non trasferire, ricevere o produrre armi e altri ordigni nucleari, né a offrire o chiedere assistenza per la loro produzione; infine, gli usi pacifici: ogni membro del trattato è libero di produrre e utilizzare pacificamente l’energia nucleare, cooperando con gli altri Stati affiliati al fine di scambiare materiali, equipaggiamento e informazione scientifica e tecnologica.
Gli accordi START
Con gli accordi START, acronimo di Strategic Arms Reduction Treaty, ci si pone l’obiettivo internazionale di limitare la produzione di armi di distruzioni di massa, tra cui quelle nucleari, e di diminuire gli stoccaggi già presenti; alla base c’è la consapevolezza che un numero elevato di tali ordigni comporta un serio rischio per la distruzione completa del pianeta. La prima versione dell’accordo (START I) è stata firmata il 31 luglio 1991 tra Stati Uniti e Unione Sovietica, imponendo limiti al quantitativo possibile di armamenti da produrre per le due potenze e il collasso dell’Unione Sovietica, avvenuto qualche mese dopo la stipula dell’accordo, rese il trattato valido per le nazioni di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Ucraina; la Russia rimase l’unico Paese ex-URSS ha mantenere la produzioni di ordigni nucleari, comunque nei limiti del trattato, in modo da poter comunque opporsi agli Stati Uniti.
Il trattato START I è scaduto nel 2009, ma già dal 1993 in poi ci furono vari tentativi di redigere degli accordi interessati al disarmo nucleare, fino a giungere al New START del 2010, accordo bilaterale tra Stati Uniti e Russia, firmato da Barack Obama e Dmitrij Medvedev. Il nuovo accordo sostituiva tutti i precedenti (START I, START II e SORT) e fissava dei limiti sul numero di ordigni che ciascuna fazione poteve possedere:
● 1.550 tra testate e bombe nucleari;
● 800 vettori nucleari tra missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari lanciamissili e bombardieri pesanti;
● 700 vettori nucleari tra missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari lanciamissili e bombardieri pesanti contemporaneamente operativi.
La durata prestabilita era di dieci anni e successivamente poteva essere esteso per ulteriori cinque anni: nel 2021 è stato rinnovato, ma nel 2026 entrambe le parti non hanno esteso l’accordo, ma già nel 2023 Vladimir Putin ne sospese la partecipazione di Mosca.
I dati
Russia e Stati Uniti rappresentano le potenze mondiali con più testate nucleari al mondo, distaccando di molto gli altri paesi dotati delle stesse armi: il numero di armi è diminuito per entrambi nel corso degli anni, ma detengono comunque dalle cinque alle dieci volte il numero posseduto dalle altre potenze nucleari.
Nel 1986 la Russia raggiungeva il suo picco con 40.159 armi, mentre Stati Uniti e Francia seguivano, con rispettivamente 23.317 e 355 ordigni. Il culmine statunitense è stato raggiunto nel 1967 con 31.255 armi: nello stanno anno la Russia ne aveva 8400 e il Regno Unito 355.
Il numero totale di armi nucleari presenti nel mondo è abbastanza bene rappresentato dalla somma degli stoccaggi statunitensi e russi. Negli anni a cavallo tra il 1980 e il 1990, l’umanità ha visto il quantitativo più grande di armi nucleari: insieme, Russia e Stati Uniti, hanno superato le 60.000 unità di ordigni, segnando il punto più alto mai registrato nella storia degli armamenti nucleari. Il crollo degli arsenali nucleari si vede dal 1986, probabilmente legato al disastro di Černobyl’ che aprì un vasto dibattito sulla sicurezza del nucleare, ma anche grazie al termine delle Guerra Fredda e al crollo del Muro di Berlino, i quali unirono l’Europa e distesero i rapporti tra Stati Uniti e Russia.
La proliferazione degli ordigni nucleari è un rischio per l’intera umanità e gli accordi siglati nei decenni passati tentavano di arginare i danni, impostando limiti e regolamentando la produzione e i test di armamenti capaci di distruzioni di massa. Il venir meno dell’ultimo trattato firmato, il New START lascia più liberi paesi come la Russia e gli Stati Uniti di aumentare i propri stoccaggi di arsenale nucleare e compromette la sicurezza tra Stati, con l’ipotesi che il suo mancato rinnovo rappresenti l’inizio di una nuova corsa agli armamenti.
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