Si chiama Operazione Metro Surge l’azione intrapresa dalla United States Immigration and Customs Enforcement (ICE) con l’obiettivo di catturare gli immigrati illegali ed espellerli: l’operazione è iniziata il primo dicembre 2025, ma l’organizzazione opera dal 2003 e sotto i mandati di Trump aumenta considerevolmente la sua attività.
Nel sito ufficiale del Dipartimento della sicurezza degli Stati Uniti (DHS) i comunicati stampa relativi ai risultati dei lavori dell’ICE enfatizzano il ruolo dell’attività nella cattura dei “worst of worst alien”, ossia degli immigrati che hanno commesso gravi crimini, ma un’analisi dei dati sembra mostrare che la maggior parte degli immigrati arrestati non abbia alcun record criminale negli Stati Uniti.
Trump e l’ICE
Durante la prima presidenza di Donald Trump, l’azione della United States Immigration and Customs Enforcement conosce una forte intensificazione: l’amministrazione rilancia la costruzione del muro al confine con il Messico, introduce restrizioni all’ingresso da diversi Paesi e pianifica arresti su larga scala di immigrati irregolari, inclusi nuclei familiari senza precedenti penali. Con l’obiettivo dichiarato di scoraggiare nuovi arrivi, viene attuata la separazione dei figli dai genitori durante la detenzione, suscitando un’ondata di proteste e critiche internazionali; parallelamente, aumentano fondi, personale e poteri dell’ICE, con un forte incremento degli arresti già dal 2017. Tra gli artefici della linea dura figurano Stephen Miller, Jeff Sessions e Steve Bannon; la segretaria alla Sicurezza nazionale Kirstjen Nielsen, critica verso queste politiche, si dimette nel 2019.
Con la seconda amministrazione di Donald Trump, l’immigrazione illegale torna al centro dell’agenda politica: attraverso il decreto di bilancio 2025, ribattezzato Big Beautiful Bill, l’United States Immigration and Customs Enforcement diventa l’agenzia federale più finanziata della storia degli Stati Uniti. Il governo sospende l’app CBP One (utilizzata dai migranti per richiedere asilo o gestire esigenze relative alla frontiera), aumenta i costi per la richiesta d’asilo, concede all’ICE nuovi poteri di espulsione anche verso immigrati entrati legalmente sotto l’amministrazione Biden e introduce quote giornaliere di rimpatrio. Vengono riesaminate le green card, con operazioni mirate su comunità specifiche – come quella somala – e intensificate le azioni contro le città santuario. In questo contesto, città come Minneapolis registrano una presenza di agenti ICE senza precedenti.
L’analisi dei dati
Il Dipartimento della sicurezza degli Stati Uniti fornisce dati su arresti e detenzioni effettuati dalla United States Immigration and Customs Enforcement ogni due settimane e per ciascun anno fiscale. The Guardian, attraverso il lavoro di Will Craft and Andrew Witherspoon, ha raccolto i dati di ciascun rilascio, offrendo la possibilità di avere una visione più dettagliata dal punto di vista temporale, registrando ciò che è avvenuto in ciascuna delle due settimane di rilascio dei dati, dal 5 novembre 2024 a oggi; attraverso lo studio dei dati emergono risultati relativi all’aumento di attività dell’ICE sotto la presidenza Trump e alla prevalenza di immigrati arrestati senza aver commesso crimini in USA.
Dall’inizio dell’amministrazione Trump, il 20 gennaio 2025, il numero di arresti da parte della Customs and Border Protection (CBP) e della United States Immigration and Customs Enforcement è cresciuto sempre di più, arrivando a raggiungere il suo picco nel mese di dicembre. L’Operazione Metro Surge potrebbe essere stata determinante nell’apice registrato a fine 2025: l’aumento improvviso e concentrato degli arresti coincide con l’invio straordinario di agenti federali nelle principali aree metropolitane, in particolare nelle città santuario, dove l’ICE ha operato con modalità estensive e coordinate. L’operazione ha comportato controlli su larga scala e fermi sul territorio urbano, ampliando il bacino delle persone colpite ben oltre i soggetti con precedenti penali.
In questo quadro, l’Operazione Metro Surge appare meno come un’azione mirata contro specifiche minacce alla sicurezza e più come uno strumento di pressione politica e deterrenza, funzionale a incrementare rapidamente i numeri delle espulsioni e a rendere visibile, anche sul piano mediatico, il cambio di passo dell’amministrazione Trump nella gestione dell’immigrazione illegale. Ad attirare di nuovo l’attenzione sulle azioni dell’ICE è stato il caso di Renee Nicole Good, l’attivista uccisa il 7 gennaio 2026 dagli agenti durante un controllo; i video della vicenda hanno fatto sollevare numerose polemiche e dubbi sull’operato degli agenti del corpo di polizia potenziato da Trump e scatenato la reazione degli abitanti di Minneapolis e di altre città statunitensi, che si stanno attivando per manifestare contro l’Operazione.
Chi sono davvero i “worst of worst aliens” arrestati?
Secondo le comunicazioni del Dipartimento di sicurezza interne e le dichiarazioni del presidente Donald Trump, l’obiettivo dei più recenti blitz dell’ICE è arrestare ed espellere gli immigrati criminali più pericolosi, salvaguardando i cittadini statunitensi, ma i dati raccontano una realtà diversa. Nel periodo che va dal primo ottobre al 15 novembre 2025, il 73% delle persone entrate in custodia ICE non ha alcuna condanna penale, mentre il 47% non ha né condanne né accuse pendenti; in generale, solo l’8% ha una condanna per reati violenti o contro la proprietà e appena il 5% per reati violenti. Tra coloro che hanno precedenti penali, la maggioranza è stata condannata per reati minori, come violazioni legate all’immigrazione, al traffico o ad altri illeciti amministrativi.
Altri dati indipendenti confermano questa tendenza. Secondo il Deportation Data Project di UC Berkeley e UCLA, a fine luglio 2025 il 67% degli arresti ICE riguardava persone senza condanne penali e quasi il 40% persone senza condanne né accuse, un netto scostamento rispetto all’amministrazione Biden, quando solo 1 arresto su 10 coinvolgeva individui senza precedenti. In termini assoluti, gli arresti di immigrati senza condanne sono aumentati del 571% rispetto alla media settimanale di inizio anno, mentre quelli di persone senza condanne né accuse sono cresciuti del 1500% dal primo gennaio. I dati ufficiali ICE mostrano che a novembre 2025 il 69% dei detenuti arrestati dall’agenzia non aveva condanne penali e il 40% non aveva accuse; nello stesso mese, il 70% degli espulsi risultava privo di condanne. Secondo NBC News, l’amministrazione Trump ha arrestato solamente il 6% degli immigrati noti per omicidio e solamente l’11% di quelli noti per violenze sessuali.
Attraverso i dati presenti nel progetto ICE Tracker è possibile esaminare la discrepanza tra immigrati arrestati con condanne e coloro senza condanne, anche a livello geografico; il quadro che ne emerge mostra come la situazione differisca tra ciascun stato, ma anche tra diverse aree di responsabilità all’interno dello stesso stato.
Nella mappa è possibile selezionare lo stato della condanna penale e visualizzare le informazioni relative, tenendo a mente che i dati sono relativi al totale degli arresti registrati durante il mese di gennaio 2026; inoltre, è possibile scegliere anche in base al tasso “nessuna condanna sul totale”, mostrando come l’area di responsabilità di Boston si attesti all’80% e lo Stato di New York al 91%.
La politica repressiva dell’ICE è ciò che emerge analizzando i dati pubblicati dal Dipartimento di sicurezza interna degli Stati Uniti e quel che sembra l’amministrazione Trump stia facendo è pubblicizzare qualcosa che in realtà non sta veramente accadendo; secondo un’analisi di MPR News, le liste dei presunti “worst of the worst” contengono individui già in mano alla giustizia prima delle massicce operazioni dell’ICE e consegnati all’organizzazione direttamente dalle carceri statali. Sorge così un divario netto tra la retorica della sicurezza e la realtà dei numeri: più che colpire criminali pericolosi e tutelare i cittadini, le azioni dell’ICE sembrano orientate a costruire consenso politico e visibilità mediatica.