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cronaca

Gli italiani non hanno paura dell’intelligenza artificiale. Almeno sui social

Un sentiment positivo rispetto all’intelligenza artificiale. Più alto, come si vede nel grafico che apre questo pezzo, tra gli utenti di TikTok, mediamente più giovani di quelli di altri social network. È questo quanto emerge da un’analisi su oltre 70mila post pubblicati dal 1 gennaio 2023 al 1 marzo 2024, oltre che su TikTok, anche su Facebook e Instragram. Un’analisi realizzata per InfoData dal social media analyst Pierluigi Vitale e dalla linguista computazionale Serena Pelosi, entrambi docenti del Sole24Ore Formazione.

I due autori sono andati a ricercare i post nei quali si parlava di intelligenza artificiale, evitando però di utilizzare i nomi dei vari modelli rilasciati nella loro ricerca, così da evitare di indirizzare i risultati. Ed hanno preso in considerazione non solo gli aspetti testuali, ma anche quelli visuali dei contenuti pubblicati sulle tre piattaforme utilizzare per l’analisi.

Osservando i sentimenti associati all’intelligenza artificiale, si vede che, in generale, prevalgono quelli positivi. In particolare, quello più diffuso, è vero maggiormente sui social che fanno capo a Meta, è la fiducia. Il dibattito sull’AI che distruggerà posti di lavoro, in altre parole, non sembra essere il più affrontato sulle piattaforme. Rabbia e disgusto, due sentimenti che si potrebbero associare a chi teme di essere sostituito da una macchina, si trovano in fondo alla classifica.

Sentimenti positivi che però non sembrano essere il sintomo di un’adesione critica rispetto all’innovazione tecnologica. Lo dimostra il fatto che l’argomento più discusso rispetto all’intelligenza artificiale, almeno su Facebook e Instagram, è quello legato alla privacy e alla sicurezza. C’è insomma consapevolezza rispetto ai rischi che una tecnologia come l’AI porta con sè. Una consapevolezza che si rileva anche guardando al tempo verbale utilizzato da chi discute di intelligenza artificiale sulle piattaforme:

Almeno il 60% degli utenti, a prescindere dalla piattaforma e quindi dalla fascia di età, ne discute utilizzando il presente. Sono trascorsi meno di 18 mesi dal lancio di ChatGPT, il primo modello di AI messo a disposizione del grande pubblico, ma l’intelligenza artificiale si è diffusa così tanto che non se ne parla al futuro, come qualcosa di là da venire, ma appunto al presente. O, almeno, così avviene sui social network. E, ultimo ma non meno importante aspetto, sono proprio le persone a parlarne:

Come si vede da questo grafico, la quota di post sponsorizzati che parlano di intelligenza artificiale è residuale rispetto a quella dei contenuti generati dai singoli utenti. Altra spia dell’interesse nei confronti di questa nuova tecnologia.