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tecnologia

Dieci anni dopo la scoperta del bosone di Higgs: quello che sappiamo finora

Oggi si celebrano i 10 anni dalla scoperta del bosone di Higgs: era infatti il 4 luglio del 2012 quando veniva annunciata in diretta mondiale alla conferenza ICHEP – International Conference on High Energy Physics in corso a Melbourne la scoperta di una nuova particella, grazie alle collaborazioni internazionali degli esperimenti ATLAS e CMS all’acceleratore LHC Large Hadron Collider del CERN di Ginevra.

Una scoperta che ha scritto un nuovo capitolo della storia della scienza, e che l’anno successivo è valsa il Premio Nobel per la Fisica ai teorici Peter Higgs e François Englert che, insieme al compianto Robert Brout, ne avevano previsto l’esistenza nel 1964: la loro geniale intuizione ha richiesto quasi cinquant’anni e la realizzazione del più grande e potente complesso di macchine mai realizzato per essere confermata.

Cosa è il bosone di Higgs

Il bosone di Higgs ha dimensioni comprese fra 125 e 126 miliardi di elettronvolt. È la particella che conferisce una massa a tutte le altre particelle, e quindi in qualche modo dà ad esse l’esistenza in quanto oggetti materiali. Questa è la sua potenza «divina». E da qui il suo secondo nome: particella di Dio.

 

 

L’esperimento e il contributo italiano. 

Il Bosone di Higgs, profetizzato dal fisico di cui porta il nome quasi 50 anni fa e scovato dai due italiani, Fabiola Gianotti e Giulio Tonelli nel 2012 con i due esperimenti Cms e Atlas che  hanno sfruttato l’immenso Large Hadron Collider (Lhc) del Cern lungo oltre 20 chilometri. Si tratta della più più grande macchina scientifica mai costruita dall’uomo: il Large Hadron Collider, LHC, è una ciambella del diametro di oltre 20 chilometri che passa dal confine svizzero alla Francia e ritorna a Ginevra.

Il 4 luglio del 2012 magneti alti un paio di diecine di metri hanno guidato con precisione assoluta i fasci di particelle, più che microscopici, dentro la bocca dei rivelatori altrettanto grandi e pesanti.  Quello che è stata scoperta è una particella con una massa di 125.3 gev, un’unità di misura che si usa nel mondo dell’infinitamente piccolo dove un grammo è una montagna più grande dell’Everest. Una particella che sarebbe 133 volte più massiccia del protone, quello al cuore di ogni atomo e che tutti noi abbiamo studiato a scuola, assieme al neutrone ed elettrone.

Perché è importante l’esperimento del Cern.  

La scoperta di dieci anni fa ha aperto la strada a un numero enorme di ulteriori ricerche e indagini. Da allora i fisici delle particelle hanno ottenuto una sorta di carta di identità del bosone di Higgs, osservato anomalie e fatto verifiche. E adesso che l’acceleratore è pronto per le nuove collisioni, attese a partire dal 5 luglio, le attese sono altissime. Se tutto andrà come previsto, alla fine di questa nuova campagna di presa dati, chiamata Run 3 e della durata di tre anni, i fisici delle particelle si aspettano una quantità di dati doppia rispetto a quella ottenuta finora. Si potranno cercare risposte a domande ancora aperte, da quelle sulla massa del bosone di Higgs e le sue caratteristiche a quelle sulle particelle che costituiscono la materia oscura, ossia la materia invisibile che occupa circa il 25% dell’universo: “potrebbe essere un punto di svolta per la nuova fisica”.