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politica

Referendum, l’affluenza degli italiani dagli anni Settanta in poi

Oggi 12 giugno oltre 50 milioni di elettori italiani sono chiamati ad esprimersi su 5 quesiti referendari, promossi dai radicali e dalla Lega. E il 15 giugno, quando l’esito sarà ormai certo, il Senato esaminerà la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario presentata dalla Guardasigilli Marta Cartabia e oggetto di una lunga trattativa. Due percorsi paralleli che ora si incrociano. Gli italiani sono chiamati ad esprimersi sulla legge Severino, le misure cautelari, la separazione delle carriere e le valutazioni dei magistrati, e le candidature per il Csm. Qui trovate tutto quello che c’è da sapere sui referendum sul Sole 24 Ore.com.

 E ora un po’ di storia.

Era il 1991 quando in occasione del referendum sui voti di preferenza, Bettino Craxi disse: “andate al mare”. Il suo era un chiaro invito ad astenersi dalla votazione, magari con l’auspicio di mancare il quorum. Un tentativo molto chiacchierato, ma senza grandi risultati. Anche perché in quel referendum l’affluenza fu del 62,5%.

Oggi come allora, in tempo di referendum, ci si chiede quale potrebbe essere il responso delle urne. Alla domanda grava il peso di quell’onta cieca del quorum non raggiunto. Ma come sono andati gli ultimi referendum in Italia?

Guardiamo alle serie storiche rintracciabili negli open data del Governo e analizziamo i risultati con l’aiuto di alcuni grafici.

L’affluenza degli italiani nella storia

Gli anni settanta furono un periodo di grandi capovolgimenti sociali. Uno fra tutti suscitò un grande riverbero mediatico, se non altro per la sua valenza politica: la legge sul divorzio.

Era il tempo della divisione delle Camere tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano. L’abrogazione della legge Fortuna-Baslini sul divorzio fu promossa dal giurista cattolico Gabrio Lombardi. In un quadro come questo, il quesito referendario non poteva che essere fortemente sentito dall’opinione pubblica. L’affluenza degli italiani fu impressionante, l’87,7%. Vinse il “no”, ma di poco (appena sotto il 60%). La legge restò e fu interpretata come una personale sconfitta dell’allora segretario della DC, Amintore Fanfani. Il referendum sul divorzio è da intendere (in termini di affluenza, ma non solo) come un record positivo per gli italiani. La sua nemesi è senza dubbio il referendum del 2009, a cui fecero capo soltanto il 23% di presenze. Le tematiche trattate non erano di minore importanza. I quesiti riguardavano l’assegnazione del premio di maggioranza e l’impossibilità per una stessa persona di candidarsi in più circoscrizioni. Fu definito non valido per assenza di quorum. In generale possiamo dire che l’affluenza media è di poco al di sopra del 52%.  Le serie storiche definiscono che i quorum raggiunti fino ad ora sono stati 39 su 67 quesiti. Ma in quali anni?

 

Quando abbiamo raggiunto i quorum?
Per la validità della consultazione popolare è necessario che si rechino alle urne la metà degli aventi diritto al voto più uno. Questo è quanto stabilisce l’articolo 75, IV comma della Costituzione. Tale soglia minima è definita, appunto, quorum.

Nella nostra storia repubblicana le soglie di presenza superate non sono state di molto superiori rispetto al totale. Ciò che salta all’occhio, guardando all’andamento delle serie storiche, è che dal 1974 al 1995 i quorum sono stati quasi sempre raggiunti. Dal 1997 in poi, invece, è successo l’esatto opposto.

La lettura di questi dati fa presagire un certo grado di indifferenza alle proposte referendarie. O forse (peggio ancora) una sensibilità minore alla vita politica da parte dei cittadini italiani. Sarà un monito di stanchezza nella penisola in cui tutto cambi affinché resti com’è? Può darsi. Ma si potrebbe quasi dire che l’affermazione fatta da Craxi, in quel lontano giugno del 1991, abbia il peso di una sentenza (e tra le sue più lungimiranti). Dunque, ipse dixit, vedremo per il prossimo 12 giungo di quanto superiore alla soglia minima sarà l’affluenza sulle spiagge.