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cronaca

Misuriamo la parabola nera del fascismo italiano con una timeline

“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Questo è quanto si legge nella XII disposizione transitoria e finale della Costituzione più bella del mondo – la nostra. A darne attuazione è la Legge Scelba, che spiega anche le fattezze di un’organizzazione fascista, indicandone le “finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica”. Ma quanto è accaduto sabato scorso, 9 ottobre, con l’assalto alla sede della CGIL, rientra in queste finalità antidemocratiche?

Facciamo il punto con una timeline, guardando anche a quali associazioni e movimenti politici sono stati giudicati in passato come tentativi di far tornare in auge il disciolto partito fascista.

 

Un salto nel passato

Sono in tutto tre le organizzazioni disciolte con l’applicazione della Legge Scelba. Un numero così esiguo è dovuto ad una interpretazione piuttosto restrittiva della norma – cercando quindi di non ovviare facilmente ad altre libertà riconosciute costituzionalmente, come può essere la libertà di espressione.

La prima applicazione della legge è avvenuta nel 1973 nei confronti del gruppo terroristico Ordine Nuovo. Seguì Avanguardia Nazionale nel 1976 e più recentemente Fronte Nazionale, nel 2000.

Ma come si può sciogliere un partito, movimento o associazione giudicata di stampo fascista?

 

Come si scioglie un’organizzazione fascista?

Secondo quanto stabilito dall’articolo 3 della Legge Scelba, sono due le possibili strade per lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste. La prima tramite il Ministero degli Interni a seguito di una sentenza del tribunale che accerti “la riorganizzazione del disciolto partito fascista”. La seconda, “nei casi straordinari di necessità e di urgenza”, tramite un decreto del governo e senza alcuna sentenza. Questa strada è stata poco adoperata rispetto alla prima. Almeno fino ad oggi.

 

La parabola nera

Per capirci, proprio l’ultima casistica è quella pensata per lo scioglimento di Forza Nuova. Ma cosa ci si aspetta da questa sentenza? Qual è il risultato atteso? Proviamo ad analizzare gli avvenimenti come se fosse una funzione matematica.

La formula dovrebbe partire dalla paura, vicenda interiore che arresta l’azione del singolo individuo. Tuttavia, quando collettivizzata, la paura può provocare tumulti civili, incertezza sociale e divisione. È quanto accaduto negli anni di piombo, ma anche nel nostro tempo con le conseguenze della pandemia. Una paura che ha sconquassato i cardini dell’economia, che ci ha tolto le sicurezze più basilari: il lavoro, lo stipendio, una routine di vita, le persone che costituivano la nostra realtà di tutti i giorni. Sono queste cose che hanno fatto da propulsore all’assalto della CGIL, era questa la psicologia dei NoPass. Questa è la variabile x.

Bisogna poi capire gli elementi che si moltiplicano alla paura. Come il dominio esercitato sui turbamenti della popolazione. Con la demagogia – certamente – e prendendo per la pancia il popolo, ignaro di essere pilotato all’assalto. Il populismo è dunque il nostro primo coefficiente a.

Segue un sottobosco di informazioni false, fatte girare (come senza peso) sulle piattaforme social. Benzina sul fuoco per creare quella folla inconsapevole, tesa dalla paura. Qui si potrebbe parlare del ruolo ignavo di queste piattaforme, del clickbaiting, ma usciremmo dal focus centrale. E ora che conosciamo il secondo coefficiente b da moltiplicare alla paura, continuiamo con la formula.

L’ultimo coefficiente è un elemento culturale. Un fattore che ci è stato tramandato, scritto con il sangue nella storia, fatto cantare a quella gioventù Balilla, marchiato col fascio littorio sulle architetture del ventennio. Parlo della tradizione fascista, qualcosa che ci appartiene come un parente lontano che ci intimidisce salutare. Questo è l’ultimo coefficiente c.

Ora possiamo unire i punti di questa formula, ottenendo un:

 

y=ax²+bx+c

 

Dove il fascismo (y) è uguale alla demagogia (a) moltiplicata all’elevazione della paura (x²), sommata alla disinformazione (b) incrementata dalla paura (x) e infine addizionata alla tradizione fascista (c).

 

Questa è una parabola. La parabola nera del fascismo italiano.

 

 

Di seguito una timeline per ripassare gli eventi che hanno dato genesi al nostro presente: