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cronaca

La sospensione del vaccino Johnson&Johnson e la visualizzazione del rischio secondo il Washington Post

Appena apri la pagina web del Washington Post il quadrato bianco si riempi di puntini alla velocità di 100 al secondo. Ogni puntino corrisponde a una vaccinazione. Quando compare un puntino rosso vuole dire che c’è stata una reazione avversa. Dopo 6,8 milioni di dosi del vaccino Johnson & Johnson si sono verificati sei casi di questo tipo, uno ogni 1,1 milioni di dosi. Considerando le dosi complessive prime del momentaneo stop deciso della Food and Drug Administration, l’autorità di farmacovigilanza Usa, un punto rosso in questa simulazione appare in media ogni tre ore e dieci minuti.

La simulazione di cui stiamo parlando è comparsa il 13 aprile, giorno dell’annuncio del blocco della somministrazione del siero della Janssen su una analisi online del Whashington Post. Il tentativo è quello di visualizzare i rischi di reazioni avverse del vaccino. L’effetto è quello di comunicare il rischio sulla base dei dati in possesso.

Ad oggi  sono registrati negli Usa sei casi di coaguli nel sangue a due settimane dal vaccino. Si tratta in tutti i casi di donne tra i 18 ed i 48 anni. Una donna è morta ed un’altra è ricoverata in gravi condizioni in Nebraska.  Nel caso di Astrazeneca, come comunicato dal ministro della sanità  Roberto Speranza al Parlamento alcune settimane fa, su 32 milioni di vaccinazioni e 222 segnalazioni di eventi avversi per il vaccino di AstraZeneca ci sono 82 eventi avversi di cui 18 fatali. Siamo nell’ordine delle decine ogni 100mila casi.  Come ha dichiarato Ema  la probabilità di trombosi è di una ogni 100mila casi. Detto altrimenti, i benefici superano i rischi. Senza però spiegare in termini quantitativi la sostanza di questa affermazione.

Il giornale Usa ricorda come in termini di probabilità ogni anno circa 12 americani su 100mila muoiono in un incidente stradale. Si potrebbe proseguire che la probabilità di morire attaccati da un cane è una su 86781, in bici una su 3825 e per un incidente stradale è una su 107.

C’è da chiedersi se questo sia il modo più corretto di visualizzare il rischio o comunicare l’incertezza. Se abbia senso paragonare le specificità delle reazioni di un farmaco ottenuto con procedura d’urgenza con eventi naturali o comunque controllabili. La probabilità di morire in un incidente aereo non è paragonabile a quella di una reazione avversa. Questo per dire che più che errori nella comunicazione abbiamo assistito a sconfinamenti nei ruoli. Nonostante l’anno di pandemia alle spalle alcuni scienziati continuano a parlare da politici e viceversa. Come più volte scritto su questo blog, non è sempre e comunque colpa della comunicazione. Come ha scritto il Sole 24 Ore, se manca una linea univoca sui provvedimenti da adottare e si assiste a un puzzle di decisioni Stato per Stato il problema non è la scienza o la comunicazione scientifica. La Danimarca è liberissima di bloccare la somministrazione di AstraZeneca e cancellare il vaccino dalla propria campagna per i rischi di trombosi legati alla somministrazione del farmaco. Allo stesso modo l’Italia è libera di raccomandare l’uso di AstraZeneca solo per chi ha più di 60 anni. Gli organi di farmacoviglianza devono continuare a fermare la somministrazione del vaccino per studiare meglio. La politica deve prendersi la responsabilità di spiegare le proprie scelte alla luce delle evidenze scientifiche in suo possesso. Entrambi devono imparare a spiegare meglio perché come ha più volte ripetuto per esempio l’Ema i  benefici ad oggi superano i pericoli. La comunicazione dell’incertezza non può prescindere da una comprensione più profonda di questa affermazione che è alla base del sapere medico-scientifico.