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cronaca

Come stava l’Europa prima del coronavirus? I numeri delle economie più ricche

L’Europa sta vivendo, e vivrà momenti difficili, che richiedono la messa in campo rapida di ingenti risorse per affrontare la pandemia di COVID-19 in corso. La salute viene prima, ma l’economia appena dopo, specie per chi non ha grandi risorse su cui contare.

“Ciò che misuri influenza ciò che fai” scrivevano nel 2018 Stiglitz, Fitoussi e Durand: dati di alta qualità sul benessere sono cruciali per informare l’azione politica. Alcune settimane fa l’OCSE ha pubblicato un ampio rapporto dal titolo How’s life?, sul benessere della popolazione in 36 paesi, fra cui molte nazioni europee. Nel complesso si osserva che la vita è generalmente migliorata per molte persone negli ultimi 10 anni, ma anche che persistono le disuguaglianze socioeconomiche e di genere, e che insicurezza, disperazione e mancanza di supporto sociale anche a livello di relazioni colpiscono parti significative della popolazione.

Insicurezza finanziaria

Si è soliti parlare – giustamente – di povertà relativa, che si riferisce alla percentuale di persone con reddito disponibile familiare inferiore al 50% della mediana nazionale. Uno degli indicatori particolari usato in questo rapporto è l’insicurezza finanziaria, che indica la percentuale di individui che non sono poveri in termini di reddito, ma la cui liquidità è insufficiente per sostenerli senza farli cadere in povertà, per almeno tre mesi. L’indicatore indica dunque la percentuale di persone che cadrebbero in povertà senza tre mesi di stipendio.

Una situazione che nel 2018 riguardava il 26% degli italiani. Siamo fra i paesi dove l’insicurezza finanziaria è più bassa, stando a questi dati, anche se la differenza con Francia, Germania e Spagna non è particolarmente significativa. In questi paesi il problema riguarda rispettivamente il 32%, il 31% e il 32%. A vivere le condizioni più precarie sono i lettoni e i greci, dove si supera ampiamente il 50%.

Non significa che le cose da noi vanno bene. Siamo al quarto posto in Europa per percentuale di popolazione in povertà relativa nel 2018: il 13%, un punto percentuale sotto la Grecia.

Redditi troppo bassi

Un altro indicatore utile per comprendere le condizioni di liquidità in tempo di emergenza è la percentuale di reddito impiegato per costi fissi come l’abitazione. L’indicatore si riferisce alla quota delle famiglie nel 40% inferiore della distribuzione del reddito che spende oltre il 40% del loro reddito disponibile per i costi delle abitazioni. In Italia riguarda una famiglia su cinque fra le meno abbienti.

La qualità della vita si esprime anche in termini di relazioni. Eppure, solo sette paesi Ocse (Belgio, Canada, Italia, Corea, Giappone , Turchia e Stati Uniti) hanno condotto almeno due sondaggi sull’uso del tempo negli ultimi due decenni, rendendo difficile valutare le tendenze in questi aspetti del benessere. Quello che possiamo dire con i dati che abbiamo è che il tempo medio trascorso nelle interazioni sociali è diminuito di circa mezz’ora alla settimana in Canada, Italia e Stati Uniti. In tutti i Paesi dell’OCSE, addirittura una persona su 11 afferma di non avere parenti o amici su cui poter contare per ricevere aiuto in caso di necessità. Le persone di età pari o superiore a 50 anni hanno quasi tre volte più probabilità di mancare di sostegno sociale rispetto ai giovani, sottolineando l’importanza di affrontare la solitudine della vecchiaia.

Ma le donne no

In media nell’area Ocse le donne lavorano 25 minuti al giorno in più rispetto agli uomini, pur guadagnando di meno. Questi dati si riferiscono a donne e uomini di età compresa tra 15 e 64 anni rispetto al tempo totale trascorso a lavorare (retribuito e NON retribuito), in termini di minuti al giorno,  nell’ultimo anno disponibile. Nel dettaglio, mentre in tutti i Paesi dell’OCSE gli uomini trascorrono più ore di lavoro retribuito rispetto alle donne (90 minuti in più al giorno, in media), anche nei paesi con più parità di genere, le donne trascorrono sistematicamente più ore degli uomini nel lavoro non retribuito (circa 2 ore più al giorno come media OCSE).

Inoltre, il divario salariale medio di genere si è ridotto di solamente 1,2 punti percentuali durante questo periodo: tasso medio di occupazione OCSE è dell’83% per gli uomini e il 70% per le donne.