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cronaca

Calano le adozioni di cani, il randagismo è una emergenza, specie al sud

Diminuiscono le adozioni di cani e il randagismo rimane un problema in Italia, specie al sud, anche a causa di una scarsa sterilizzazione nelle strutture, dovuta il più delle volte all’impossibilità di far fronte delle spese necessarie. Nel 2017 hanno trovato una casa 3.704 cani in meno rispetto al 2016 (il 29% della popolazione canina in rifugio), che a sua volta registrava un calo di 3.048 adozioni rispetto al 2015. In numero assoluto siamo passati da 43.262 cani adottati da canili o rifugi nel 2016 a 39.558 cani nel 2017: una flessione dell’8,6%.

Sono i risultati che emergono dall’ultimo rapporto LAV, che per il terzo anno ha chiesto alle Regioni e alle Province Autonome i dati in loro possesso per provare a tracciare una mappa nazionale.

La più alta percentuale di adozioni rispetto ai cani presenti nei canili rifugio si è registrata nella Provincia Autonoma di Bolzano (il 62% dei cani presenti nelle strutture ha trovato famiglia), in quella di Trento (59%), in Lombardia (59%), in Veneto (58%) e in Piemonte (54%). Al contrario, nel Sud Italia si registrano percentuali di adozione che variano dal 26% della Campania all’ 11% della Calabria.

Maggiori adozioni non significa meno cani in canile. Sebbene nel 2017 il numero dei cani presenti nei canili rifugio sia diminuito del 23% rispetto al 2006, è aumentato del 9,26% rispetto al 2016: oltre 7.300 unità. Il maggiore aumento di presenze si ha in Abruzzo con 2.711 cani in più (+248%), Lazio +2.693 (+40%) e Sicilia + 2.356 (+22%). Le discrepanze tra Nord e Centro-Sud Italia sono molto evidenti: Oltre 7 cani su 10 presenti nei canili rifugio si trovano nel Meridione, senza considerare il numero degli animali vaganti sul territorio. Dei 115.000 cani presenti nei canili rifugio, 82.342 vivono al Sud e nelle Isole, 17.336 nelle regioni del Centro e 15.188 al Nord.

Calano le sterilizzazioni

La percentuale dei cani sterilizzati rispetto agli ingressi in canile sanitario, al netto delle restituzioni al detentore, è pari al 59% (al netto di Calabria e Liguria, che non hanno fornito dati relativi alla sterilizzazione di cani). Nel 2017 le cose sono andate peggiorando: si è registrata una diminuzione del 7% nel numero di sterilizzazioni, cioè 1.835 cani sterilizzati in meno. Una situazione particolarmente negativa in Veneto (-956 cani sterilizzati, -52%), Abruzzo (-473 cani, -29%), e Sardegna (-370 cani, – 22%).

Nel frattempo rispetto al 2006 il totale delle strutture (canili sanitari + canili rifugio) è diminuito del 2% (20 strutture in meno), anche se il trend negativo riguarda unicamente i canili sanitari. Da 2016 al 2017 sono stati aperti in Italia 22 canili rifugio. In Italia risultano 1.200 canili: 434 sanitari e 766 rifugi, e 114 canili che assolvono entrambe le funzioni. Le regioni con una maggiore presenza di cani in canile rifugio sono: Puglia (20.672 animali), Campania (16.623), Sicilia (13.185) e Calabria (11.943).

Sempre meno cani tornano a casa

C’è un’altra cattiva notizia: i cani fuggitivi che sono ritornati a casa nel 2017 sono il 10% in meno rispetto all’anno precedente: un totale di 3.700 cani mai restituiti. Nel 2017 solo il 38% dei cani è stato restituito al detentore, con percentuali esigue al Sud (appena il 6%). Un tema cruciale è il microchip, obbligatorio per i cani e facoltativo per gatti e furetti, e che porta all’iscrizione automatica all’Anagrafe degli Animali d’Affezione. Fortunatamente nessuna regione ha registrato una flessione nel numero di iscrizioni, anche al Sud. Dal 2017 al 2018 l’incremento dei cani identificati e iscritti nell’anagrafe degli animali d’affezione è stato del 12,3% pari 1.159.409 cani in più. In ogni caso, nel complesso l’identificazione con microchip e l’iscrizione in anagrafe degli animali d’affezione sono ancora ampiamente sotto soglia al Centro-Sud. Le Regioni che hanno registrato il maggiore aumento di cani iscritti in anagrafe rispetto al 2017 sono: Umbria (+122%), Marche (+88%), Sicilia (+44%), Abruzzo (+11%). Bene anche Lazio, Toscana e Calabria che fanno registrare un incremento pari al 10%.