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Ogni venti secondi si vende una bicicletta. I numeri dell’anomalia italiana

Una ogni venti secondi: a tanto ammonta la vendita in Italia di biciclette. Un valore che dimostra la passione che i nostri connazionali ripongono nelle due ruote.

Secondo i dati di Ancma, infatti, lo scorso anno ne sono state comprate nel nostro paese quasi 1milione e 600mila, mentre 2.445.000 sono stati i pezzi prodotti complessivamente. La differenza netta è quindi superiore a 800mila unità, le quali hanno portato il valore positivo della bilancia commerciale a più 43milioni di euro rispetto al 2017.

Il fenomeno del momento è l’e-bike, con una impetuosa crescita sia della produzione che della vendita, la quale mantiene la doppia cifra positiva di crescita a +16,8%, per un totale di 173.000 bici.

Per fare il punto sulle prospettive del settore è in programma a Rimini dal 13 al 15 settembre la seconda edizione dell’Italian Bike Festival, la kermesse che permette agli appassionati della bicicletta di provare le ultime novità dei produttori su piste appositamente allestite e di incontrare i tanti campioni italiani del ciclismo (da Ballan a Cipollini, da Simoni a Cunego) presenti alla manifestazione.

L’incontro sarà preceduto, il 12 settembre, dall’evento BikeEconomy24, prima tappa del roadshow organizzato dal Gruppo 24 ORE e dedicato all’economia “a due ruote”. Istituzioni, protagonisti del settore e ospiti internazionali si alterneranno sul palco per offrire una visione ampia delle opportunità che la bicicletta offre allo sviluppo di imprese e territori.

BikeEconomy24 si svolgerà dalle 15.30 presso l’Hotel Savoia di Rimini. Tra gli altri, interverranno Emanuele Burioni (direttore APT Emilia Romagna), il commissario tecnico della nazionale di ciclismo Davide Cassani, e Andrea Corsini, assessore al turismo della regione Emilia Romagna.

In questa occasione saranno presentati anche i dati aggiornati sull’uso della bicicletta da parte degli italiani, raccolti su un campione di utenti dagli organizzatori dell’Italian Bike Festival. La ricerca è stata condotta sia tra coloro che utilizzano la bici per sport sia tra chi ne fa un uso per il tempo libero.

Dopo Rimini, il tour di BikeEconomy24 sarà ospitato a Bormio il 14 ottobre per concludersi a Milano nel mese di novembre.

Potete navigare in anteprima i dati selezionando l’universo di interesse e quindi il dato, vedendo poi la percentuale di risposte date.

 

Secondo questa ricerca, quindi, gli italiani che hanno la passione sportiva per le due ruote usano la bici quasi tre volte alla settimana in media. Il 43% di questi ne possiede almeno 3 e quasi la metà provvede in autonomia alla manutenzione.

Numeri che confermano questa passione, la quale si traduce in valore sia per le aziende produttrici sia per i territori che stanno investendo sempre di più in infrastrutture e marketing per attrarre il turismo su due ruote.

Ultimi commenti
  • Monica |

    Nei grafici mancherebbe la domanda “usano la bici per spostamenti quotidiani”, per chi è ciclista urbano , quindi. Credo ce ne siano parecchi

  • Guido Carenza |

    E’ possibile trovare online un video dell’evento o i dati comunicati?

  • Luciano |

    Ottimo l’incremento delle vendite di biciclette. Al quale purtroppo non corrisponde un pari incremento delle piste ciclabili (intendendosi per tali quelle realmente esclusive, non le ‘pseudo ciclabili’ che in realtà si trovano su pericolose strade aperte al traffico). Si prenda esempio dal Trentino Alto Adige, che gode di una delle migliori reti di piste ciclabili d’Europa, che sono diventate un importante volano per l’attrazione di turisti tedeschi e nord europei. Oculati amministratori pubblici dovrebbero quindi puntare sullo sviluppo di piste ciclabili anche per generare un importante ritorno economico nei loro territori: si pensi, ad esempio, quanto potrebbe generare, a livello di indotto, una pista ciclabile (vera) da Trieste a Venezia (passando per le località turistiche di Grado, Lignano, Bibione, Caorle, Jesolo). E lo stesso accadrebbe in tante aree della penisola a vocazione turistica dove, con investimenti non particolarmente elevati, si potrebbe creare un’offerta turistica a clientela qualificata (e disposta a spendere).
    Non sarebbe male, poi, imitare quanto avviene nei paesi nordici, dove – accanto ad un ben maggiore rispetto dei ciclisti da parte degli automobilisti – vengono spesso create, sulle strade ordinarie, delle fasce di rispetto delle biciclette (segnate a terra con linee rosse), che nessuno si azzarda ad invadere.
    Perchè in quei paesi, più civili del nostro, la sicurezza dei ciclisti è realmente salvaguardata, riducendo la strage che invece avviene ogni anno nel Bel Paese.
    Non serve grande inventiva, basta copiare da chi è più avanti di noi.

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