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cronaca

Università, in 7mila hanno diritto alla borsa di studio. Ma non la ricevono

A guardare il bicchiere mezzo pieno, c’è un incremento significativo, rispetto allo scorso anno, degli universitari che ricevono una borsa di studio. E il gap tra quelli che hanno diritto ad una misura di sostegno economico e quelli ai quali viene effettivamente assegnata non è mai stato così basso. Almeno negli ultimi otto anni. L’aspetto negativo? La quota di studenti che hanno diritto ad una borsa ma non la ricevono per mancanza di fondi si concentra in tre regioni d’Italia: Sicilia, Calabria e Campania.

La denuncia arriva dall’Unione degli Universitari, sindacato studentesco che ha incrociato dati del Miur con quelli dell’Osservatorio regionale per l’università e per il diritto allo studio della Regione Piemonte per elaborare un rapporto sulle borse di studio nel nostro Paese diffuso nei giorni scorsi.

Intanto, una precisazione. Idonei alle borse di studio sono quegli studenti che hanno i requisiti, innanzitutto legati al reddito, per ottenerle. Beneficiari sono coloro che effettivamente ricevono questo contributo. Non sempre i due numeri coincidono: può capitare che i primi siano più di quanti le singole università siano effettivamente in grado di sostenere. E quindi questi studenti, pur avendone diritto, non ricevono alcun finanziamento. Come si può vedere da questo grafico, il problema si è ridimensionato nel corso degli ultimi anni:

Nell’anno accademico 2009/2010 furono quasi 30mila gli studenti che avevano i requisiti per una borsa di studio ma hanno dovuto pagarsi l’università interamente di tasca propria. Tra quelli iscritti oggi questo numero si è ridotto a 7mila. Effetto anche dell’incremento del Fondo integrativo statale per il finanziamento delle borse, che dal 2011 ad oggi è più che raddoppiato. La forte flessione che si vede nel 2015 è legata alle modifiche nel calcolo dell’indicatore Isee, utilizzato per determinare chi abbia effettivamente diritto ad un contributo economico per frequentare l‘università.

Se dunque è positivo che il gap si stia restringendo, per quanto la strada sia ancora lunga, rimane aperto un problema. Come accennato, gli studenti che non riescono ad accedere alle borse pur avendone diritto si concentrano negli atenei di tre regioni italiane.

Si tratta di quelle colorate di rosso nella mappa, mentre quelle ‘dipinte’ di giallo hanno un gap inferiore alle 100 unità tra idonei e beneficiari. In quelle verdi, infine, le università riescono a garantire borse di studio a tutti gli iscritti che ne hanno bisogno. Passando con il cursore sopra una regione si apre una finestra che indica non solo i numeri relativi all’anno accademico 2016/2017. Ma mostra anche l’andamento dal 2009 ad oggi.

Si scopre così che in Trentino è la norma garantire la borsa a chiunque abbia i requisiti, mentre il Piemonte ha colmato il gap solo negli ultimi due anni. Cosa che sta provando a fare anche la Campania, una delle tre regioni in cui si concentra il problema. Mentre in Sicilia e in Calabria la situazione resta grave: nell’isola uno studente su cinque resta senza contributo pur avendone diritto, attraversato lo stretto in direzione del continente questa proporzione sale a uno ogni tre.

Ultimi commenti
  • Manuela Croatto |

    La materia è di competenza regionale. Gli atenei prevedono riduzioni delle tasse che integrano la no-tax area (ISEE fino a 13.000€) prevista per legge. Udine ha portato la no-tax area a 23.000€. Oltre al reddito è necessario il merito scolastico.

  • Manuela Croatto |

    La materia è di competenza regionale. Gli atenei prevedono riduzioni delle tasse che integrano la no-tax area (ISEE fino a 13.000€) prevista per legge. Udine ha portato la no-tax area a 23.000€. Oltre al reddito è necessario il merito scolastico.

  • max |

    Non capisco per nulla la limitazione di reddito. Se si premia l’impegno e i risultati questi sono indipendenti dal reddito. Ci sono già gli sconti sulle tasse per la situazione economica, non vedo perchè aggiungerne altri.

  • max |

    Non capisco per nulla la limitazione di reddito. Se si premia l’impegno e i risultati questi sono indipendenti dal reddito. Ci sono già gli sconti sulle tasse per la situazione economica, non vedo perchè aggiungerne altri.

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