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L’intelligenza artificiale ha già creato 57 miliardari. Insieme valgono 320 miliardi di dollari

L’intelligenza artificiale genera testi, immagini, codice. E miliardari. Sono 57 le persone al mondo con un patrimonio superiore al miliardo di dollari costruito principalmente sull’AI. Insieme valgono circa 320 miliardi di dollari. La stima arriva da FutureSearch, che ha ricostruito patrimoni, partecipazioni societarie e valutazioni delle aziende.

In cima non ci sono Jensen Huang, Elon Musk o Mark Zuckerberg perché FutureSearch non sta facendo la classifica delle persone più ricche che hanno interessi nell’AI. Misura le persone la cui fortuna deriva principalmente dall’intelligenza artificiale. È una distinzione importante sono esclusi perché le loro fortune derivano da gruppi tecnologici più ampi.

Il più ricco è Chen Tianshi, fondatore del produttore cinese di chip Cambricon Technologies, con un patrimonio stimato in 40 miliardi di dollari. Seguono Greg Brockman, cofondatore e presidente di OpenAI, con 28 miliardi, e Liang Wenfeng, fondatore di DeepSeek, con 27 miliardi. Poi Brett Adcock di Figure AI con 19 miliardi ed Edwin Chen di Surge AI con 16. Sam Altman c’è  ma è molto più in basso di Greg Brockman perché non possiede partecipazioni dirette inOpenAI. La sua ricchezza arriva soprattutto da investimenti esterni, in particolare dalla partecipazione in Helion, startup sulla fusione nucleare, oltre a quote in società come Stripe e Reddit. Quindi il dato per quanto interessante sovrastime il valore di startup non ancora collocate in Borsa.

Ad ogni modo, i primi cinque valgono circa 130 miliardi di dollari. In pratica, meno del 9% dei miliardari censiti controlla oltre il 40% della ricchezza complessiva. Una piramide molto appuntita.

Come si misura la ricchezza?  

Il punto è che gran parte di questi patrimoni non è fatta di contanti o azioni facilmente vendibili. È composta da quote di società private. FutureSearch stima che circa il 90% dei 320 miliardi sia ricchezza illiquida. Il meccanismo è semplice: una startup raccoglie capitale, la valutazione sale, la quota del fondatore vale di più. Il patrimonio cresce anche senza vendere nulla. È come possedere un palazzo valutato dieci miliardi: siete ricchissimi, almeno finché qualcuno è disposto a riconoscere quel prezzo. Ogni round di finanziamento può quindi aggiungere parecchi piani all’ascensore patrimoniale.

Conta più l’equity del curriculum

La ricerca mostra anche che un PhD non basta per entrare nel club dei miliardari. Yann LeCun, una delle figure centrali del deep learning, viene stimato intorno ai 400 milioni di dollari: una fortuna enorme, ma lontana da quella dei fondatori delle aziende costruite attorno all’AI. La vecchia legge della Silicon Valley continua a funzionare: inventare una tecnologia aiuta, possedere una fetta dell’azienda che la vende aiuta di più. Anche l’età sorprende. Quattro cofondatori di Cursor sono diventati miliardari prima dei 27 anni. Il capitale corre più velocemente dei curriculum.

Quanto valgono davvero quei 320 miliardi?

Serve però prudenza. FutureSearch costruisce stime usando quote societarie, valutazioni aziendali e transazioni disponibili. Non sono estratti conto. Liang Wenfeng, per esempio, viene stimato a 27 miliardi, ma con un intervallo molto ampio. Lo stesso vale per chi deve gran parte del proprio patrimonio a società private come OpenAI, Figure AI o Anthropic. I 320 miliardi di dollari sono quindi soprattutto un termometro delle aspettative del mercato sull’intelligenza artificiale. Per ora la temperatura è molto alta. E come sempre in finanza, i numeri sanno salire in fretta. Ma conoscono anche le scale.

Per approfondire. 

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