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economia

Italia: le aziende di stranieri crescono più velocemente delle italiane

Crescono ad un ritmo superiore rispetto a quelle italiane. Operano soprattutto nel commercio e nelle costruzioni. E ormai rappresentano il 9,5% del totale delle aziende attive nel Paese. Sono le imprese fondate da cittadini di origine straniera, censite da Unioncamere e InfoCamere su dati del registro delle imprese delle Camere di Commercio.

In totale sono 575mila le aziende create dagli immigrati. E nel primo trimestre di quest’anno sono cresciute di 3.674 unità. Nello stesso periodo, le imprese fondate da italiani si sono invece ridotte di 19.759. Per questo il rapporto parla di una maggiore vitalità delle realtà imprenditoriali straniere. Questa mappa mostra il saldo a livello provinciale tra il 1 gennaio ed il 31 marzo di quest’anno:

 

Le province che hanno visto la maggiore vitalità sono quelle di Roma, Napoli e Milano. Che hanno visto, rispettivamente, un saldo positivo pari a 641, 508 e 451. Nostra negativa, invece, in provincia di Palermo. Dove, a fronte di appena 74 aperture nel primo trimestre dell’anno, si sono registrate 376 cessazioni. Numeri che portano ad un saldo negativo di 302.

Ma quanto pesa l’imprenditoria straniera sul totale delle aziende italiane? A livello nazionale, come detto, circa un’azienda su dieci è stata fondata da una persona nata al di fuori dei confini del Paese. Ci sono però realtà in cui questa media è ampiamente superata, come è possibile vedere in questa mappa:

 

In provincia di Prato più di un’azienda su quattro, si tratta del 27,6%, è stata fondata da stranieri. Un distretto del tessile, quello pratese, in cui è molto forte la presenza cinese. Nella vicina Firenze e a Trieste l’incidenza delle imprese straniere supera il 15%. Ed è di poco inferiore ad Imperia, Reggio Emilia e Milano. Mentre a Taranto, fanalino di coda in questa classifica, le aziende create da un immigrato non vanno oltre il 3,16% del totale di quelle attive. Più in generale, è al Nord che l’incidenza delle imprese straniere è più alta.

A Prato, si è detto, è molto forte la presenza di imprenditori cinesi. Già, da dove arrivano questi stranieri che hanno deciso di avviare un’attività nel nostro Paese? Il rapporto di Unioncamere-InfoCamere parla anche di questo, con la specifica che in questo caso sono state prese in considerazione esclusivamente le imprese individuali:

 

La nazione più rappresentata è in realtà il Marocco, con oltre 68mila persone che hanno avviato un’attività in Italia. Quindi ecco la Cina con 51mila e la Romania con 48mila. Scorrendo il dataset, si trovano anche occorrenze che riportano a prima del crollo di Berlino del 1989. Questo censimento parla infatti di 407 aziende fondate da persone nate in Unione Sovietica. E 251 da immigrati nati in quella che fino al 1992 era la Cecoslovacchia, prima della scissione che ha creato sulla mappa la Repubblica Ceca e la Slovacchia.

Il rapporto Unioncamere-InfoCamere presenta anche i dati relativi alla nazionalità più comune tra gli imprenditori stranieri a livello di singola provincia. Anche in questo caso i numeri fanno riferimento alle imprese individuali e permettono di costruire questa mappa dell’Italia:

 

La bandiera che sventola più frequentemente è ovviamente quella marocchina, seguita dal vessillo cinese, da quello rumeno e da quello senegalese (20mila imprese sul territorio nazionale). Ma ci sono anche alcuni casi particolari. Ad esempio a Milano la comunità di imprenditori stranieri più numerosa è quella egiziana, a Napoli quella pakistana. Roma e Palermo vedono invece issarsi il drappo con i colori del Bangladesh. A Trieste e Gorizia le comunità più numerose sono quelle provenienti dall’ex Jugoslavia, rispettivamente Serbia Montenegro e Macedonia.

La bandiera rossocrociata dei cantoni svizzeri svetta sulle Dolomiti del Veneto e del Friuli, ma anche nel sud Italia: è Svizzera la comunità di imprenditori più numerosa nelle provincie di Chieti, Benevento, Avellino, Potenza e Lecce. Mentre il vessillo tedesco sventola a Bolzano, e questo sorprende poco, ma anche ad Enna, nel cuore della Sicilia.

Come detto, i principali settori di attività degli imprenditori stranieri sono il commercio e le costruzioni, che con 207mila e 131mila realtà rappresentano rispettivamente il 36 ed il 23% del totale delle aziende create da immigrati. Ci sono poi 45mila imprese attive nella ristorazione, altrettante nella manifattura. Il rapporto dice anche, settore produttivo per settore produttivo, qual è la nazionalità straniera più rappresentata:

 

Anche in questo caso, si tratta di imprese individuali. E quelle create da persone nate in Marocco sono le più numerose nel commercio. Quella il cui fondatore è rumeno primeggiano nelle costruzioni, i cinesi monopolizzano manifattura e ristorazione. Contribuendo così a riscrivere la geografia, è il caso di dirlo, dell’imprenditoria in Italia.

Ultimi commenti
  • rufus |

    due i motivi : la memoria di una spesso vicina fame e miseria ( come gli italiani anni 50/60′) e l’evasione maggiore , vedi cinesi …

  • Giorgio |

    E’ normale che crescano piu’ delle italiane. Per gli stranieri il tenore di vita dell’italiano medio (povero) è qualcosa di mai visto, pertanto si sentono realizzati e si accontentano di poco e pochi diritti. Se rendessero “impresa” anche la politica, succederebbe lo stesso: avremmo tutti stranieri al governo. Con i diecimila euro al mese di Mattarella avremmo dieci presidenti della repubblica.
    Invece chi comanda sta ben attento a a legiferare in modo tale da accentrare il potere politico ed economico sempre in mano agli stessi, mettendo in concorrenza di mercato globalizzato tutti gli altri.

  • marmotta |

    Interessante questa infografica ma ancora più interessante sarebbe una infografica che mettesse a confronto due dati e cioè il rapporto fra numero di aziende create da stranieri e tasse incassate dallo stato. In secondo luogo il rapporto fra numero di aziende create da stranieri e dipendenti occupati in queste aziende con l’indice della nazionalità.

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