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cronaca

Terremoto, la stima dei costi per rendere gli edifici sicuri

L’edilizia sbagliata presenta un conto pazzesco: 50 miliardi di euro, solo per gli edifici pubblici. Più una cifra «sull’ordine di centinaia di miliardi per gli edifici privati». La stima arriva dai tecnici della Protezione civile. «Per l’adeguamento sismico degli pubblici serve una cifra sull’ordine di 50 miliardi», spiega Mauro Dolce, uno dei direttori generali del dipartimento della Protezione Civile, tra i tecnici più impegnati sul fronte della prevenzione sismica.
«Il costo dell’adeguamento degli edifici pubblici – spiega – è fissato da norme e può essere calcolato con maggiore precisione». Diverso è il caso degli edifici privati. «Il costo per adeguare sismicamente gli edifici privati è molto più variabile – aggiunge Dolce – perché il proprietario può scegliere tra una gamma di interventi di messa in sicurezza il cui costo può variare tra 300 e 800 euro a metro quadrato».

Articolo a pagina 4 del Sole 24 Ore del 26 agosto 2016
Ultimi commenti
  • Domenico Di Giuliani |

    Il governo deve dare una forma di incentivo ai privati e pretendere la certificazione dai professionisti che realizzano destinando risorse a medio e lungo periodo,darebbe una spinta anche alla ripresa economica

  • Luca b |

    Forse non abbiamo ancora imparato , le scuole italiane sono il classico esempio , ma non si fara nulla ,solo chiacchere e soldi buttati per le solite persone questa e una vergogna, di nome italia .

  • Massimo I |

    Stiamo spendendo più di un miliardo al mese per sussidiare le cosidette fonti rinnovabili. forse sarebbe ora di fare una indipendente e seria verifica di congruità.

  • michele zaccardi |

    Il terribile terremoto che ha devastato interi paesi del centro Italia, costato la vita a centinia di persone, e con le necessarie conseguenze di ricostruzione pressochè immediata delle abitazioni e della messa in sicurezza delle zone colpite, e pone numerosi interrogativi che si possono risolvere in una : con che soldi? Un immediato sostegno alle zone devastate è un prerogativo assoluto ma lo è anche intervenire pesantemente in tutta Italia per la riduzione del rischio idrogeologico, in queste come in altre zone. Per far questo servono naturalmente molti quattrini che il governo non ha o, meglio, che potrebbe avere se non fosse per le assurde regole dei Trattati europei relative a deficit e debito e, soprattutto all’atteggiamento di alcuni suoi, e nostri, “partner”( come suona male in questo ocntesto). In un cotesto come quello attuale, con mercati finanziari drogati di credito dalle banche centrali e tassi bassissimi insufficienti ad assicurare una ripresa solida dell’economia reale, e la stagnazione, ormai decennale dell’Italia, non sarebbe il caso di tentare di lanciare un imponente programma di spesa pubblica incentrata sul nostro magnifico e tanto martoriato territorio? Un piano che destini risorse per la ricostruzione delle zone colpite in questi giorni e quelle che ancora, purtroppo, attendono da troppi anni (terremoto dell’Aquila e dell’Emilia), a finanziare la messa in sicurezza delle regioni a rischio idrogeologico? Naturalmente un piano realizzato sforando gli assurdi vincoli europei. Il sole 24 riporta alcune stime sui costi per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati. Per i primi il costo di 50 miliardi riportato è abbastanza realistico, dal momento che per questi il costo per l’adeguamento sismico è fissato da norme, mentre per i secondi il calcolo risulta essere molto più aleatorio, stimato intorno ai 93 miliardi di euro. Un totale, presumibilmente insufficiente di 143 miliardi, equivalenti a circa l’11% del pil. Un costo sicuramente esorbitante, ma perché non iniziare subito, godendo dei bassissimi tassi sui titoli di stato garantiti dal QE della BCE, stanziando una cifra nell’ordine del 5% del pil, ovvero 80 miliardi, e intervenire in misura minore negli anni futuri? Una cifra tale costituirebbe una manovra effettivamente espansiva, che farebbe ripartire il volano dell’economia senza un incremento eccessivo del debito pubblico. Infatti, oltre ai già citati bassissimi rendimenti pagati dall’Italia ai mercati finanziari, la spesa pubblica incrementerebbe di per se il pil dell’ammontare stesso e, conseguentemente, ridurrebbe il rapporto debito-pil. Inoltre, come dimostrato da numerosi studi di istituzioni internazionali (FMI in primis), il moltiplicatore fiscale in fasi di recessione e stagnazione si aggira intorno all’1,5-1,7, per cui un’iniezione di 80 miliardi genererebbe un reddito compreso tra i 120 e i 136 miliardi, ovvero un totale di circa 200 miliardi, equivalenti a circa il 12% del pil. Questo farebbe ipotizzare una riduzione, caeteris paribus, del debito pubblico dal 134% al 117%. Tale manovra, articolata in modo da avvantaggiare le imprese locali e nazionali, potrebbe costituire il punto di svolta dell’Italia ma per farla occorre coraggio e determinazione, poiché equivarrebbe a rinnegare i pilastri su cui si regge l’intera costruzione dell’euro. Ma sarebbe altresì un punto di svolta per gli altri stati europei per ripensare l’intera architettura delle istituzioni europee e cambiare effettivamente pagina.

  • Lorenzo M |

    Beh, se i 93 Miliardi di € fossero realistici (ne dubito, mettere in sicurezza i centri storici di tante città antiche, credo che costi molto di più!) dovremmo fare qualcosa come un piano Marshall di investimenti per l’adedguamento anti terremoto o magari qualcosa di più realistico del fittizio piano Juncker (in Europa le zone sismiche sono solo Italia, Grecia e Turchia, che fortunatamente non è ancora Europa!)

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