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Giustizia civile, la sentenza arriva dopo mille giorni

 

Servono in media mille giorni (1.007 per l’esattezza) per chiudere una lite in tribunale. A due anni dall’avvio della cura di riforme volute dal ministro Andrea Orlando, lo stato di salute della giustizia civile – che pure è migliorato – resta precario. A partire dai tempi lunghi, che sono il punto più dolente e gravido di conseguenze. La giustizia lenta, infatti, non solo scoraggia i cittadini e gli investitori (soprattutto esteri) ma è anche costosa per lo stato, perché può creare a sua volta altro contenzioso per ottenere i risarcimenti per l’eccessiva durata del processo. Le performance, poi, variano di molto tra un tribunale e l’altro: secondo la fotografia scattata dal ministero della Giustizia nei 140 tribunali italiani al 31 dicembre del 2015, a Rovereto, in Trentino Alto Adige, una causa può durare meno di un anno, mentre a Matera, in Basilicata, si sforano in media i cinque anni.

Ma quali sono le cause dei processi-lumaca? Alcuni uffici giudiziari, nei fatti, non riescono a far fronte all’elevata litigiosità della loro area di riferimento. Nel 2015 il circondario di tribunale più litigioso è stato quello di Locri (in provincia di Reggio Calabria), dove sono state avviate 2.882 nuove cause civili ogni 100mila abitanti, seguito da Catanzaro, con 2.832 liti, e da Napoli, con 2.245. E se a Locri le cause durano in media 883 giorni, a Catanzaro si arriva a 1.176 e a Napoli a 998. Al capo opposto della classifica c’è il tribunale di Ivrea, dove nel 2015 sono stati iniziati 433 procedimenti per mille abitanti e dove la durata media è di 403 giorni. Ma non sempre le sedi più “gettonate” sono lente. Al tribunale di Milano, dove nel 2015 sono approdate 1.383 cause per 100mila abitanti, un processo dura in media 609 giorni. Mentre al tribunale di Belluno, dove sono state avviate 406 cause, la durata media è di 984 giorni.

A rallentare il corso della giustizia civile sono anche le scoperture negli organici. Nei tribunali mancano i giudici ma, soprattutto, il personale amministrativo. Si tratta di cancellieri, direttori amministrativi, funzionari: i posti scoperti (in media il 20% del totale) causano tra l’altro udienze ridotte, notifiche bloccate e sportelli con orari di apertura limitati. A fine 2015 solo sei tribunali su 140 avevano le piante organiche complete (anzi, registravano “esuberi”) mentre in 15 sedi le scoperture superano il 30%, con Bolzano che si avvicina al 50. Anche qui, però, dai dati emerge che non sempre i tribunali con meno personale sono anche i più lenti. In ogni caso, per tamponare l’emergenza, dovrebbero arrivare forze fresche: il 12 luglio è stato approvato in commissione Giustizia alla Camera un emendamento (inserito nel decreto legge che proroga il processo amministrativo telematico) che promette l’assunzione di mille nuovi amministrativi, che si aggiungerebbero al personale già approdato nei tribunali con le procedure di mobilità.