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Quanto vale l’Iva nei 28 Paesi dell’Unione europea?

Anche per quest’anno, l’aumento dell’IVA è un problema che gli italiani si potranno permettere di inserire nella lista di “Cose di cui preoccuparsi l’anno prossimo”.

Sulla base della Legge di Bilancio 2018, per quest’anno non ci saranno variazioni sull’imposta, ma per il 2019 e gli anni a seguire, sono previsti diversi aumenti.
L’aliquota IVA al 10% salirà di 1,5 punti nel 2019 e di ulteriori 1,5 punti nel 2020, mentre l’aliquota al 22% crescerà complessivamente di 3 punti percentuali nel triennio 2019-2021 (2,2 nel 2019, 0,7 nel 2020 e 0,1 nel 2021).

Sebbene l’imposta venga applicata in tutta l’Unione Europea, sono i singoli paesi a stabilire quanti e quali siano i valori dell’IVA.
Si passa quindi da un sistema come quello della Danimarca in cui è prevista solo l’aliquota standard, a quelli simil-Italia in cui esistono anche la versione ridotta e quella minima, fino a modelli come Irlanda e Lussemburgo che prevedono addirittura un’aliquota speciale.

Nell’infografica che segue (consigliata visione in orizzontale da mobile), sono riportati i valori dell’aliquota standard dei 28 paesi dell’Unione Europea per il 2017, rappresentati con un gradiente di colore che spazia dall’arancio (per i valori più bassi) al nero (per i valori più alti).

Lo scenario che si delinea è piuttosto variegato soprattutto perchè non pare esserci un particolare pattern geo-economico che accomuni alcune macro aree.

Tra i paesi con l’aliquota più altra troviamo infatti l’Ungheria a quota 27 punti percentuali, seguita poi dal terzetto composto da Croazia, Danimarca e Svezia dove l’IVA è pari al 25%.
Se Svezia e Danimarca sono tutto sommato facilmente accostabili l’una all’altra in quanto “paesi nordici” è abbastanza curioso che in questa top4 siano poi presenti anche due nazioni che di nordico hanno ben poco come Croazia ed Ungheria.

Analogamente, anche sul fronte dei paesi più fortunati dal punto di vista dell’IVA, troviamo un quadro piuttosto variopinto.
La nazione con l’aliquota più bassa è il Lussemburgo con soli 17 punti percentuali, seguita da Malta (18) e con la triade Germania, Cipro e Romania a dividersi il terzo gradino del podio a quota 19.

Tra le “Big” d’Europa, Francia e Regno Unito propongono lo stesso valore di aliquota fissato al 20%, mentre l’Italia, con il suo 22% destinato ad aumentare, si colloca poco “sopra” alla metà della graduatoria dell’Unione Europea in cui il valore medio calcolato su tutti i paesi è pari al 21,5%.

Ultimi commenti
  • Alfonso |

    Per poter avere più economia e più sviluppo in Italia serve dare più responsabilità al governo diminuendo l’Iva al 15% così si può attivare la forza lavoro artigianato e commercio Senza dover seguire sistemi inesistenti con promesse e realtà diverse

  • paolo |

    Un appunto per chi ha curato la grafica: non ci sono paesi con l’IVA al 10%, mentre il grafico si ferma e non mostra le barre quando l IVA e’ al 25 – 27 %. Cominciare dal 12% tagliando la prima parte aiuterebbe la comprensione anche per i dispositivi mobili.

  • Corrado |

    Io in Germania ci vivo e ci lavoro dal 2004. Oltretutto la Germania la giro in lungo e in largo proprio per lavoro. Lasciati dire che i servizi sono tutt‘altro che ottimi e stanno precipitando sempre piú. Se il governo non si da una svegliata entro 10 anni saremo di novo nei casini grossi, come lo eravamo nel 2003

  • TIZIANO |

    I Paesi nordici hanno IVA alta e ottimi servizi. Croazia IVA alta ma imposte basse. Italia IVA alta, imposte alte, servizi di scarsissima qualità. Ne deriva un ottimo incentivo all’evasione….
    A cosa serve UE e moneta unica se non abbiamo un minimo di equità nel carico fiscale ?
    Teoricamente se compro la stessa auto in Germania ed in Italia del valore imponibile di 10.000 euro, il tedesco la paga 11.900, l’italiano 12.200. Ogni cosa all’italiano costa il 3% in più. Per lavoro ho girato parecchio la Germania, e posso garantire che la loro qualità dei servizi vale almeno il 30% in più. Giustamente, purtroppo, la qualità dei politici e dei funzionari pubblici non è neppure paragonabile.

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