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economia

Brexit, le liste degli stranieri e i flussi migratori


È sempre più ampia la forbice tra immigrati ed emigrati in Gran Bretagna. Secondo le stime, nel 2016 sono addirittura il doppio le persone che espatriano in direzione UK (633milia) rispetto alle 306mila che escono dal Paese. Un divario che si è andato ampliando dal 2012 a oggi. La differenza massima tra le due tendenze è stata raggiunta nella prima metà del 2015 con un una sproporzione di 336mila immigrati in più.
Un situazione che sta creando tensioni e che ha portato Amber Rudd, ministra degli interni inglese, ad avanzare la proposta di una lista, redatta dalle imprese, nella quale viene indicato il numero dei lavoratori non britannici impiegati. Un mare di polemiche hanno fatto seguito a questa dichiarazione. Prima fra tutte quella dell’associazione delle aziende manifatturiere: «Le società britanniche investono 45 miliardi di sterline all’anno in corsi di training e formazione per addestrare i lavoratori. Ma ci sono molte posizioni che devono essere coperte all’estero».
Definitiva la sentenza dalla prima ministra May: nessuna lista dovrà essere fornita. Anche se la Rudd continua ad auspicare un irrigidimento dei criteri di assunzione all’estero e un livello di difficoltà superiore nei quiz attitudinali per gli studenti stranieri. Di contro, il premier fa appello al riequilibrio sociale (con forti intonazioni nazionalistiche). È allora caccia senza quartiere alle imprese che non si preoccupano di formare il proprio personale e ricorrono a manodopera straniera sottocosto.

Articolo a pagina 19 del Sole 24 Ore del 6 ottobre 2016