Le coste del pianeta si accendono sullo schermo, ciascuna con il proprio ritmo. Aaron Becker ha realizzato su mapped.earth un atlante interattivo che riproduce i segnali luminosi utilizzati per la navigazione. Il progetto registra 75.919 luci: un numero da leggere con attenzione, perché indica segnali cartografati, non altrettante torri monumentali.
Come ha fatto?
Il punto di partenza sono dati già disponibili. Tra le fonti dichiarate figurano OpenSeaMap e OpenStreetMap, gli elenchi delle luci della National Geospatial-Intelligence Agency, le carte nautiche elettroniche della NOAA e i dati della Guardia costiera statunitense. Questi archivi forniscono la materia prima per collocare i segnali nello spazio e descriverne le caratteristiche.
Il passaggio decisivo è trasformare le informazioni nautiche in animazioni. Un segnale luminoso ha un colore e una sequenza riconoscibile di luce e oscurità. L’atlante traduce il ritmo riportato sulle carte in punti che lampeggiano o fasci che ruotano nel browser. Nelle immagini costiere, il rilievo del terreno produce anche ombre sui fasci. Passando il cursore su una luce si possono leggere nome, caratteristiche e portata.
Un esempio è il Muskegon South Breakwater Lighthouse, sul lago Michigan: la luce rossa lampeggia a intervalli di sei secondi e ha una portata indicata di otto miglia nautiche, circa 14,8 chilometri. Il suo segnale viene quindi rappresentato attraverso quella cadenza.
Qui sta anche il limite da tenere presente: le animazioni ricostruiscono le caratteristiche registrate negli archivi. Non dimostrano che una lampada sia accesa in questo momento, né che il suo lampeggio sullo schermo sia sincronizzato con quello reale. E il conteggio descrive le luci presenti nei dati utilizzati: da solo non certifica la completezza del censimento mondiale.
Il risultato rende visibile qualcosa che una mappa statica nasconde: lungo le coste, anche il tempo è un’informazione geografica. Il ritmo di una luce contribuisce a identificarla.
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